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Visco: “Prudenza e lungimiranza” per evitare una ricaduta del Paese | WeWealth

Visco: “Prudenza e lungimiranza” per evitare una ricaduta del Paese

Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini
10.7.2018
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Intervenuto all'assemblea dell'Abi, il governatore della banca d'Italia si è soffermato sulprecario equilibrio del paese. Di fronte a una nuova crisi - ha detto - “saremmo oggi moltopiù vulnerabili di quanto lo eravamo 10 anni fa”

Le politiche di sostegno alla domanda pubblica vanno dosate con cura ponendo attenzione all'equilibrio dei conti pubblici ed alla dinamica del rapporto tra debito e prodotto interno

Non c'è alternativa alla strategia di riordino delle banche popolari e delle Bcc. In caso di crisi le banche di minori dimensioni non avrebbero altra strada di fronte a sé che quella della liquidazione

In Europa va superata la sterile contrapposizione tra chi chiede una riduzione dei rischi e quanti ne auspicano una maggiore condivisione

Per effetto del fintech sono a rischio nei prossimi 5 anni un quarto dei ricavi bancari

“Davanti a una nuova crisi saremmo oggi molto più vulnerabili di quanto lo eravamo dieci anni fa”. Il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, intervenendo stamani all'assemblea annuale dell'Abi (associazione bancaria italiana) ha invitato a non smarrire il sentiero delle riforme che ultimamente “hanno perso slancio per i timori sui costi, spesso immediati, e i dubbi sui benefici, che maturano gradualmente e con tempi relativamente lunghi”. Ad ascoltarlo era una platea di banchieri ma il suo monito era rivolto anche al recente governo Lega-5stelle il cui insediamento ha coinciso con un incremento degli spread sui titoli pubblici e a una rinnovata incertezza dei mercati sulla stabilità finanziaria del paese. Nell'analisi del governatore l'Italia sta attraversando una fase di precario equilibrio. I dati macroeconomici del paese sono in miglioramento. L'occupazione ha superato i valori massimi fatti registrare prima della doppia recessione, si registra un'espansione dei prestiti bancari, la redditività e la salute patrimoniale del sistema creditizio sono in aumento dopo la severa prova che le banche hanno affrontato nel corso della recente crisi. Al tempo stesso, però, i risultati raggiunti potrebbero essere rapidamente rimessi in discussione se il barometro dei mercati volgesse al peggio, ciò che in parte sta già avvenendo per “i rischi connessi con la politica protezionistica degli Stati Uniti e con i contrasti che su diversi fronti si registrano nelle relazioni tra i paesi dell'Unione europea”.

Ed ecco il perché Visco invita la classe dirigente del paese a non smarrire la rotta soprattutto in un momento in cui i principali temi dell'agenda politica si prestano ad un una doppia lettura, com'è nel caso delle riforme la cui attuazione pesa sul paese ma che, nel lungo termine, stanno dando risultati. Pertanto le “politiche di sostegno della domanda vanno dosate con cura, ponendo attenzione all'equilibrio dei conti pubblici e alla necessità di tenere sotto controllo la dinamica del rapporto tra debito e prodotto. Sarebbe rischioso basarsi solo su di esse nel tentativo di uscire dalla trappola della bassa crescita in cui l'Italia si trova da lungo tempo e di tornare su un sentiero di sviluppo duraturo e sostenuto. Servono prudenza e lungimiranza, per evitare tensioni o possibili crisi e per non lasciare in eredità agli italiani di domani un debito più elevato e un reddito più basso”.

Anche nella riorganizzazione del sistema creditizio occorre confermare le scelte adottate finora. Se il premier Giuseppe Conte al momento del suo insediamento aveva preannunciato un dietrofront nella riforma delle banche popolari e cooperative per Visco, invece, occorre andare avanti nella stessa direzione. “Il passaggio dalla banca che ‘sostiene il territorio' a quella ‘catturata dal territorio' -  ha sottolineato - è breve; esempi virtuosi di intermediari locali sono possibili, ma richiedono modelli organizzativi di elevata qualità e valutazioni creditizie accurate e prudenti”. Il passaggio delle banche popolari verso la dimensione della Spa va dunque completato e, anche nel caso delle
Bcc (banche di credito cooperative), non c'è alternativa ad una riforma che peraltro “consente di preservare i valori della cooperazione e della mutualità anche nel nuovo contesto regolamentare e di mercato”. La nuova normativa europea - ha rimarcato il governatore della Banca d'Italia - “esclude,
di fatto, l'attivazione della procedura di risoluzione per le piccole banche, assumendo la mancanza di un interesse pubblico”. In caso di crisi pertanto “non vi sarebbero alternative alla liquidazione.
Gli impatti, anche reputazionali, sull'intera categoria delle banche minori sarebbero rilevanti”.

Anche nel cammino di integrazione europea, per Visco, occorre un maggiore slancio.”Va superata in Europa la contrapposizione, debole analiticamente e politicamente poco utile, tra coloro che sostengono la necessità di ridurre i rischi e coloro che ne richiedono una maggiore condivisione. I rischi, infatti, possono essere ridotti anche mediante la loro condivisione: completare l'Unione bancaria e introdurre una sostanziale unione dei mercati dei capitali è la precondizione per eliminare la frammentazione finanziaria e permettere che il capitale privato svolga quella funzione di assorbimento degli shock che caratterizza altre giurisdizioni, come gli Stati Uniti. Una capacità di
bilancio europea consentirebbe di limitare le conseguenze di recessioni nei singoli stati membri senza pesare sulle finanze pubbliche nazionali, contenendo così il rischio di crisi sovrane e la
necessità di ricorrere a interventi di salvataggio, che l'esperienza ci mostra molto costosi”.

Rivolto ai banchieri Visco si è infine soffermato sulla sfida rappresentata dal fintech che nei prossimi 5 anni metterà a repentaglio - secondo stime di mercato citate dal governatore - circa un quarto dei ricavi bancari. Le banche - ha osservato - godono dei vantaggi derivanti da stabili relazioni con la clientela e dal patrimonio informativo raccolto negli anni. “Sfruttarli meglio
ricorrendo alle nuove tecnologie può consentire di ampliare l'offerta di servizi, accrescere la qualità della relazione con il cliente, gestire più efficacemente i rischi”. Finora gli investimenti in questo campo sono stati contenuti ma – ha ammonito – “se non si sfruttano appieno le potenzialità del “fintech” si corre il rischio di perdere rapidamente terreno nei confronti dei nuovi operatori, spesso soggetti a minori oneri regolamentari, e dei giganti della tecnologia che si sono già affacciati sul mondo del credito e della finanza”.

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