Responsabilità, la bussola per orientare il futuro del lavoro

Giulia Bacelle
Giulia Bacelle
21.11.2022
Tempo di lettura: 3'
Un nuovo modo di vivere l’azienda è possibile, anzi necessario, per affrontare le recenti sfide. A orientare il futuro, una parola chiave: responsabilità (del datore di lavoro, dei manager e dei collaboratori). Societe Generale Securities Services spiega perché partendo dalla sua esperienza

La sua etimologia deriva dal latino respondere, ovvero rispondere. Indica “la facoltà, la possibilità” (-bile) di “promettere” (spondere) “indietro” (re). È la responsabilità, un concetto tanto più complesso di un lineare rapporto di causa-effetto, che rivela la tenace volontà di reagire di fronte a determinate situazioni della vita. Una parola che dal febbraio 2020 persone, società e istituzioni hanno imparato a non banalizzare, ma anzi a valorizzare, riconoscendo in essa un’occasione di consolidamento e crescita tanto più questa rispondeva alle necessità di rivedere le proprie modalità operative e di abbracciare nuovi comportamenti. “La responsabilità è uno dei valori che da sempre caratterizza il nostro modo di vivere l’azienda, ed è stata la bussola che ha orientato la nostra risposta alla chiamata obbligata della pandemia di Covid-19” spiega Giovanna Pensalfine, Head of HR Italia di Societe Generale Securities Services. “Nei confronti dei nostri collaboratori, ma anche delle società con cui operiamo e con cui abbiamo intessuto rapporti di reciproca fiducia”. Oltre alla pandemia, come sono state affrontate le recenti sfide? E soprattutto quali le risposte date, cosa di imparato? A queste e altre domande risponderà Pensalfine nel corso di un webinar organizzato in collaborazione con il Forum per la Finanza Sostenibile il prossimo 24 novembre. Gliene abbiamo fatta qualcuna in anteprima sul tema della responsabilità. 


Come si declina la responsabilità in tempi di transizione e rivoluzione lavorativa? 

“Prima della responsabilità, a farsi spazio nelle nostre vite negli ultimi due anni e mezzo è stata un’altra parola: digitalizzazione. Dei processi operativi, organizzativi, relazionali, formativi e gestionali. Ci eravamo in parte già abituati: concepivamo da tempo il lavoro da remoto come una forma di benessere, di respiro non soltanto per i nostri collaboratori, ma anche per l’ambiente. Con il passaggio obbligato al full-remote, tuttavia, abbiamo dovuto rivedere quanto imparato negli anni per reinterpretare il lavoro come una nuova modalità organizzativa in cui servivano non solo nuove competenze digitali, ma anche nuovi comportamenti. Data la nostra ambizione di essere un partner riconosciuto per la qualità dei servizi offerti e l’agilità delle soluzioni proposte, abbiamo dovuto prestare particolare attenzione a una terza parola: rischio. Era centrale infatti che nella gestione dell’operatività il suo livello rimanesse costante; tutto, intorno, poteva modificarsi, evolvere, rivoluzionarsi, ma non a discapito della sicurezza. Come farlo? In primis, abbiamo lavorato sulle competenze, accertandoci che ogni persona fosse messa in grado di gestire le proprie mansioni da remoto, affidando alla digitalizzazione un ruolo da protagonista e non da antagonista, offrendo una formazione specifica ai nostri collaboratori sia in termini di competenze che di comportamenti. Cosa ci ha insegnato tutto ciò? Abbiamo imparato a produrre e fornire servizi a prescindere da dove e come lavorano i team, cosa che è oggi la nostra quotidianità. E a promuovere una nuova modalità di essere manager”. 


Come è stato possibile fare questo? 

“Abbiamo sempre creduto che non fosse necessario stare seduti di fronte a una scrivania o essere vincolati alla presenza in ufficio per fare parte di un team o per assicurare ai clienti un servizio di prima qualità. Tuttavia, per rispondere alla sfida del full remote abbiamo dovuto includere nell’equazione la molteplicità di attitudini, approcci ed esperienze dei nostri manager. Per questo la nostra priorità è stata quella di supportarli il più possibile, sviluppando una rete di fiducia e promuovendo il dialogo tra di essi. Quella che abbiamo ereditato dalla pandemia è una nuova cultura che ha avuto impatto sulla modalità di fissare gli obiettivi e di supportare, così come sul significato stesso di essere manager: non un capo, ma una persona che conduce per mano i suoi collaboratori. Per questo abbiamo fornito loro gli strumenti necessari affinché si sentissero parte di una solida realtà, eliminando l’alone di solitudine e superando gli eventuali ostacoli lungo il percorso”. 


Un passato che insegna, quindi: come si orienta la bussola di SGSS? 

“Questi sono solo alcuni dei modi in cui abbiamo sentito, declinato, sperimentato e risposto alla chiamata alla responsabilità imposta dalla pandemia. La lezione che ci portiamo a casa è sicuramente una, tra le tante: preservare il servizio offerto e tutelare le persone che lo rendono realtà è possibile solamente se si riesce a creare una organizzazione di benessere. È stata questa, tra le tante, la nostra ‘facoltà di promettere indietro’, la nostra volontà di rispondere, di essere responsabili nei confronti dei nostri collaboratori e dei nostri partner. La nostra bussola in questi tempi di sfide”. E proprio le sfide future saranno al centro dell’intervento di Pensalfine il prossimo 24 novembre. 



SAVE THE DATE - WEBINAR 
“Transizione digitale per una governance sostenibile”
24 novembre 2022, ore 10:00-11:30

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