Giovanni Bossi (Cherry Bank): con Valconca per guardare il cliente negli occhi

Teresa Scarale
Teresa Scarale
1.12.2023
Tempo di lettura: 3'
Il progetto di fusione approvato a fine novembre (probabilmente completato entro dicembre) consentirà a Cherry Bank di essere compiutamente presente anche nel settore del retail commercial banking. Di questo e dell’operatività della banca post fusione abbiamo parlato con il ceo Giovanni Bossi, che non vuol sentir parlare di tech (anche se la sua è una delle banche più avanzate in tal senso)

«Per noi rappresenta l’incastro perfetto, senza accavallamenti operativi: Cherry è stata fatta per le imprese e il territorio, Valconca è una banca retail»

«Il tech non è che uno strumento abilitante. Dire “banca digitale”, è come dire che si usa Excel per lavorare. Finché si tratta di operazioni di sportello, è chiaro che è meglio usare lo smartphone

«Per comprendere esattamente le esigenze del cliente, il consulente ha bisogno di guardarlo negli occhi. Se il servizio fosse esclusivamente digitale, ciò non sarebbe real»izzabile

A tu per tu con Giovanni Bossi, ceo di Cherry Bank, sulla fusione con Banca Valconca

Un’operazione «plebiscitaria», così Giovanni Bossi, amministratore delegato e fondatore di Cherry Bank, descrive il progetto di fusione per incorporazione di Banca popolare Valconca, approvato all’unanimità di tutti i soci Cherry Bank intervenuti in assemblea e dal 96% dei soci intervenuti di Banca Popolare Valconca. La fusione sarà molto probabilmente completata entro il mese di dicembre 2023. 


Come mai avete scelto Valconca? 

«Perché era una eccellente opportunità da cogliere. Un interesse presente già nel 2020, prima che nascesse Cherry Bank (Cherry Bank, avente sede centrale a Padova, nasce nel 2021 dalla fusione della finanziaria Cherry 106 di Giovanni Bossi con il Banco delle Tre Venezie, ndr). Per noi rappresenta l’incastro perfetto, senza accavallamenti operativi: Cherry è stata fatta per le imprese e il territorio, Valconca è una banca retail».


In realtà un segmento retail lo avete… 

«Sì, ma non andiamo in sovrapposizione con Valconca: siamo presenti con la raccolta di liquidità online. Il nostro conto deposito è uno dei migliori d’Italia: stiamo raccogliendo tanto e bene. Abbiamo un posizionamento trasversale». 


In che modo Valconca darà sostanza alla vostra strategia quotidiana di espansione?

«Qualche anno fa avevo dichiarato che il digitale avrebbe trasformato talmente tanto la banca da rendere meno rilevante il rapporto diretto col cliente in filiale. Il digitale in questi anni è andato ben oltre quanto io immaginassi 15 anni fa. E molto andrà ancora avanti, grazie all’IA: in Cherry Bank usiamo l’intelligenza artificiale per lavorare masse enormi di dati, abbiamo una divisione dedicata che vi lavora. Ce ne avvaliamo per esempio per i crediti deteriorati. Ma io non ci definisco una banca digitale, pur usando strumenti così avanzati dal punto di vista tecnologico. Nei nostri uffici non troverà una postazione fissa, un cavo, un telefono fisso. È tutto mobile, in cloud. Potrebbe essere diverso, nel 2024? La vera banca digitale è quella che non dichiara di esserlo. Il tech non è che uno strumento abilitante. Dire “banca digitale”, è come dire che si usa Excel per lavorare. Finché si tratta di operazioni di sportello, è chiaro che è meglio usare lo smartphone. Negli ultimi tempi però sta emergendo l’esigenza di offrire ai clienti non solo prodotti (mutui, fondi di investimento, ecc.), ma soluzioni a loro problemi o esigenze effettive. È indubbio che l’informatica sia di grande aiuto al consulente, ma non basta. Per comprendere esattamente le esigenze del cliente, il consulente ha bisogno di guardarlo negli occhi. Se il servizio fosse esclusivamente digitale, ciò non sarebbe realizzabile. Ma il tech consente di dare una risposta che non è uguale per tutti, permette di costruire le risposte migliori per ogni singolo cliente. In Valconca ci saranno persone competenti in grado di dare le risposte giuste. È un percorso, prevederà tantissima formazione. Non venderemo prodotti, ma soluzioni. Noi che siamo una fabbrica prodotto. Laddove necessario, useremo il nostro prodotto, altrimenti lo andremo a prendere fuori, in un contesto di migliore esecuzione possibile».


Chi saranno i destinatari di queste soluzioni? 

«Le famiglie e le piccolissime imprese; le imprese; i clienti private. Una tripartizione che vedrà insieme il modello retail di Valconca, quello corporate e di private banking di Cherry Bank. Oggi il retail è limitato alla Romagna e al Veneto; per quanto riguarda il corporate siamo più estesi: non serve la filiale sul territorio, serve che le nostre persone vadano dalle imprese; il private banking è ancora a più ampio spettro; stiamo raccogliendo un centinaio di banker, per ora in nord e centro Italia». 


Future espansioni? 

«Si, soprattutto sul private, stiamo aprendo altri punti. Abbiamo aperto a Ferrara, stiamo aprendo Pordenone e in altre città nella parte centrale del nord, a Roma. La nostra presenza in Romagna ci metterà in grado di essere leader sul territorio». 


E le aree del sud? 

«Non sono minimamente escluse. È una questione di praticità. Cogliamo le opportunità man mano che si presentano, anche tramite l’apertura di punti per la distribuzione di un prodotto».

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l'Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell'arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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