Euro digitale, quanti danni può provocare al sistema finanziario

Alberto Battaglia
15.7.2021
Tempo di lettura: 5'
La Bce procede con il progetto della Cbdc, ma gli economisti avvertono sui rischi dell'impresa

Il progetto di indagine sull'euro digitale prende il via: durerà 24 mesi e servirà a preparare il terreno qualora la Bce dovesse decidere di adottarlo

Al nutrito dibattito sui rischi delle Cbdc si sono uniti Stephen Cecchetti (Brandeis International Business School) e Kim Schoenholtz (NYU Stern School of Business): a muovere la corsa verso queste monete digitali sarebbe soprattutto la paura che “il vicino” possa giocare d'anticipo e provocare danni

Al termine di una consultazione pubblica “con partecipazione da record”, la Banca centrale europea ha avviato ufficialmente il progetto d'indagine sulla realizzazione dell'euro digitale. Francoforte ha chiarito che l'avvio del progetto “non significa necessariamente che emetteremo l'euro digitale, ma piuttosto che intendiamo prepararci, eventualmente, per farlo”. Il progetto avrà una durata di 24 mesi e si inserisce in un solco già battuto da numerose banche centrali in tutto il mondo: oltre 60 istituti sono attualmente impegnati, con diversi stadi di avanzamento, nella sfida delle monete digitali delle banche centrali (Cbdc).

Da diverso tempo, tuttavia, alcuni economisti mettono in guardia le banche centrali sui possibili rischi che potrebbero accompagnarsi all'introduzione di una moneta digitale di Stato. Molti di questi pericoli sono strettamente collegati alle modalità di realizzazione della moneta digitale. I tratti fondamentali di questi progetti sono i seguenti. La Cbdc non è una valuta parallela, bensì la forma digitale della medesima divisa, equivalente a una sorta di contante digitale. Come tale, il portatore ha in mano un titolo direttamente garantito dalla banca centrale emittente. Questa caratteristica differenzia nettamente la Cbdc dalla moneta elettronica che viene detenuta sotto forma di deposito bancario – che è soggetto al rischio di default da parte della banca commerciale.

“Siamo nel mezzo di una battaglia epica per l'anima del sistema finanziario”, hanno scritto su VoxEu gli economisti Stephen Cecchetti (Brandeis International Business School) e Kim Schoenholtz (NYU Stern School of Business), “le banche centrali stanno pensando se sostituire con la moneta digitale emessa pubblicamente il denaro digitale emesso dalle banche che la gente usa ogni giorno. Il modo in cui questo si svolgerà potrebbe rimodellare profondamente il sistema finanziario e renderlo meno stabile”.

Cbdc, quel rischio di pestare i piedi alle banche


Una moneta digitale di stato potrebbe concorrere sullo stesso terreno con la moneta elettronica che viene creata dalle banche commerciali, che nell'Eurozona rappresenta il 91% della offerta di moneta M3. Solo una minima parte del denaro circolante, infatti, è costituita dal contante fisico. L'introduzione di una Cbdc, in questo scenario, sottrarrebbe risorse dai depositi bancari con possibili ripercussioni negative sul credito e molto altro ancora.

Secondo i due economisti, la forma più controversa di Cbdc avrebbe le seguenti caratteristiche: non porrebbe limiti alla quantità che un singolo individuo può detenere, renderebbe identificabile il portatore, sarebbe utilizzabile anche dai non residenti. Per questo genere di moneta digitale, che i due studiosi ritengono più probabile, i rischi sarebbero quattro: disintermediazione, sostituzione valutaria, mancanza di privacy e incapacità di garantire la conformità alla legge.

Per quanto riguarda il primo rischio, Cecchetti e Schoenholtz ritengono che le fasi di crisi finanziaria potrebbero spingere i correntisti “a fuggire dalle banche private” per convertire i depositi in moneta garantita dalla banca centrale. Inoltre, “per le banche centrali che operano in giurisdizioni politiche e finanziarie relativamente stabili, questi afflussi arriveranno anche dall'estero”.

“Immaginate cosa potrebbe accadere se la Fed offrisse conti universali e illimitati” in dollari digitali, affermano i due autori, “le conseguenze potrebbero essere catastrofiche per le economie dei mercati emergenti e in via di sviluppo”, che subirebbero una consistente fuga dalle monete nazionali al nuovo dollaro digitale.

Euro digitale, le preoccupazioni sulla privacy


Il capitolo privacy, tuttavia, sarebbe quello più sentito dai cittadini. Al termine della consultazione pubblica della Bce, infatti, la priorità espressa dal 43% delle risposte è il mantenimento della natura privata dei pagamenti eseguiti tramite Cbdc. Secondo Cecchetti e Schoenholtz, tuttavia, una vera privacy non sarà mai compatibile con un filtro anti-riciclaggio e contro il finanziamento di attività illegali. “Ci sono enormi rischi nel permettere ai governi di avere questo livello di informazioni dettagliate sulle nostre attività”, hanno affermato gli autori, “di conseguenza, è difficile capire perché i paesi democratici dovrebbero permettere una tale concentrazione di potere”.

I timori per la privacy e la disintermediazione avrebbero tutt'altro peso in Cina, il maggiore Paese fra quelli in fase avanzata di sperimentazione per la moneta digitale. “Le grandi banche cinesi sono statali, quindi c'è poco rischio di disintermediazione - anche in una crisi finanziaria. Con severi controlli sui capitali in vigore, ci sono attualmente limiti effettivi agli afflussi nella valuta. Infine c'è poca aspettativa di privacy personale”, hanno sostenuto Cecchetti e Schoenholtz.

Le possibili contromosse della Bce


Per quanto riguarda le proposte concrete di realizzazione dell'euro digitale, il membro del comitato esecutivo Bce, Fabio Panetta, ha indicato alcune possibili soluzioni per limitare i rischi citati dai critici delle Cbdc. Ad esempio, l'economista italiano si è espresso a favore di un tetto massimo oltre il quale un singolo individuo non potrebbe accumulare euro digitali (sottraendoli, dunque, da un deposito bancario). Per quanto riguarda la privacy, lo stesso Panetta aveva dichiarato che “un euro digitale aumenterebbe di fatto la privacy nei pagamenti digitali, poiché la Bce non ha interesse a monetizzare o addirittura a raccogliere i dati di pagamento degli utenti”.

L'anonimato totale, per varie ragioni, non potrebbe essere garantito agli utilizzatori dell'euro digitale, ammetteva Panetta, anche se la Bce avrebbe già ricevuto “risultati positivi su come la tecnologia può essere utilizzata per proteggere la privacy degli utenti senza ammorbidire gli standard contro le attività illecite”. Fra le opzioni esplorate dalla Bce, solo per fare un esempio, c'è la possibilità di adottare uno diverso pseudonimo per ciascuna transazione eseguita dallo stesso utente, rendendo difficile alla controparte ricostruire l'identità di colui che invia i pagamenti.

Cbdc: la paura di restare impreparati


Al netto degli aspetti pratici, Cecchetti e Schoenholtz ritengono che gran parte della fretta con la quale decine di banche centrali si sono messe all'opera sul progetto Cbdc si spieghi con il timore di restare indietro, qualora importanti giurisdizioni dovessero attivare una moneta digitale in grado di attirare una platea internazionale di utilizzatori.

La risposta delle banche centrali sarebbe dunque quella di essere pronte con la propria alternativa, in caso di bisogno. Benché consapevoli dei rischi, “i banchieri centrali vogliono assicurarsi che, se altri emettono Cbdc, potranno farlo anche loro, e senza indugio”, hanno affermato i due autori, “a nostro avviso, questo crea instabilità: in teoria, un evento imprevisto potrebbe indurre molte banche centrali a mobilitare le proprie valute digitali entro un breve periodo”.

Il parallelo dei due economisti, di fronte a questo scenario, è di quelli più infausti: la preparazione delle Cbdc sarebbe analoga a quella degli eserciti europei, negli anni che avevano preceduto quella Prima Guerra Mondiale. Un conflitto che, in verità, nessuno era interessato a provocare.
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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