Business school, ecco le migliori in Europa. Bocconi tra le top 10

Rita Annunziata
4.12.2023
Tempo di lettura: 3'
La Hec Paris guida l’annuale classifica del Financial Times sulle migliori business school europee. Bocconi al 5° posto

Al 1° posto della classifica c’è la francese Hec Paris, seguita dalla London business school e dalla Iese dell’Università di Navarra

Il Belpaese si ritaglia complessivamente quattro spazi nell’indice: oltre alla Bocconi troviamo il Politecnico di Milano, la Luiss e la Bologna business school

In una fase in cui le domande di ammissione ai corsi post-laurea di economia frenano, le business school europee continuano ad attrarre studenti da ogni parte del mondo. A fare gola sono le città che le ospitano, con la migliore qualità della vita, ma anche costi relativamente bassi (per alcune). Il Financial Times ne ha classificate 90, analizzando fattori come la carriera, gli stipendi, ma anche la diversità di genere, sia tra gli studenti che tra i docenti. La valutazione finale deriva dai risultati ottenuti nei singoli ranking del quotidiano economico-finanziario britannico su Mba, Executive Mba, Master in management, Executive open programme ed Executive custom programme.


Business school: le migliori in Italia

Al 1° posto della classifica c’è la francese Hec Paris, seguita dalla London business school e dalla Iese dell’Università di Navarra, con sedi tra Spagna, Germania e Stati Uniti. Nella top 10 anche Escp business school (Francia), Sda Bocconi school of management (Italia), University of St Gallen (Svizzera), Edhec business school (Francia), IE business school (Spagna), Essec business school (Francia) e EMLyon business school (Francia). Il Belpaese si ritaglia complessivamente quattro spazi nell’indice: oltre alla Bocconi troviamo il Politecnico di Milano alla 36esima posizione, la Luiss alla 61esima e la Bologna business school alla 66esima. In generale, la Francia vanta il maggior numero di istituti in classifica (23), il Regno Unito 15, la Germania otto e infine Spagna e Portogallo cinque ciascuna.


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Esaminandone le caratteristiche, le scuole europee si distinguono innanzitutto per la loro attenzione alle tematiche della sostenibilità: poco meno del 60% si sono impegnate a raggiungere obiettivi di azzeramento delle emissioni dei loro campus entro il 2030, a fronte del 30% del resto del mondo. Gli studenti cercano tra l’altro sempre più una preparazione per carriere con finalità sociali e consigli sulla creazione di startup o sul lavorare nel settore tecnologico piuttosto che in settori più tradizionali come quello bancario, negli investimenti e nella consulenza. “La multidisciplinarietà sta diventando sempre più una caratteristica distintiva delle business school europee, nell’affrontare le complesse questioni del nostro tempo”, dichiara al Financial Times Ron Tuniga, vicepresidente per l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa dell’Aacsb, associazione di accreditamento di università e business school fondata nel 1916.


Le business school puntano sull’online

La pandemia di covid-19 ha inoltre spinto sempre più business school ad aumentare la quantità di corsi ibridi e online, anche se si segnala una richiesta diffusa di ritorno ai corsi in presenza. In riferimento ai livelli salariali, gli alumni della Hec Paris riportano le migliori retribuzioni medie in Europa per il Master in management mentre scivolano al quarto posto nel caso degli Executive Mba. In generale, le buste paga dichiarate dagli ex allievi delle scuole europee sono comunque meno sostanziose rispetto a quelle dichiarate dagli ex allievi delle scuole del Nord America o dell’Asia-Pacifico. In tema di parità di genere, solo quattro delle business school classificate hanno azzerato le differenze tra uomini e donne nel corpo docenti: Ie business school (Spagna), Koç (Turchia), Institut Mines-Télécom (Francia) e Esc Clermont (Francia). In media, su tutti i 90 istituti analizzati, il 38% dei docenti sono donne, percentuale che cade al 19% nel caso della Frankfurt school of finance and management. 


La metodologia

Quanto alla metodologia utilizzata, c’è da dire che la partecipazione alla classifica del Financial Times è volontaria e i dati sono forniti dalle stesse business school. Il quotidiano misura poi fattori come la progressione di carriera, l’aumento di stipendio, la diversity tra docenti e studenti nonché l’integrazione del cambiamento climatico nell’insegnamento e nelle attività delle scuole. A dimostrazione degli sforzi compiuti per attrarre studenti e competenze da diverse parti del mondo, la classifica comprende programmi congiunti e include anche scuole con più sedi, come l’Escp che opera in Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna e Regno Unito. Alcune operano anche al di fuori dell’Europa, come la London business school (con una sede negli Emirati Arabi Uniti), l’Iese (Stati Uniti) e l’Essec (Singapore e Marocco).

Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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