EVENTO « III° PRIVATE MARKET SUMMIT » Idee per capitali pazienti in un mondo che cambia EVENTO IN DIRETTA REGISTRATI

Bce, tassi in pausa (come previsto). Cosa succede ora | WeWealth

Bce, tassi in pausa (come previsto). Cosa succede ora

Rita Annunziata
26.10.2023
Tempo di lettura: 3'
La Bce lascia invariati i tassi di interesse, dopo 10 rialzi consecutivi. Lagarde: “Prematuro discutere di un taglio del costo del credito”

Il tasso sui rifinanziamenti principali resta al 4,50%, quello sui depositi al 4,00% e quello sui prestiti marginali al 4,75%

Lagarde: “Continueremo a seguire un approccio dipendente dai dati per determinare livello e durata appropriati della restrizione”

Le attese sono state confermate. La Banca centrale europea ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse, annunciando la prima pausa dopo 10 rialzi consecutivi. Il tasso sui rifinanziamenti principali resta al 4,50%, quello sui depositi al 4,00% e quello sui prestiti marginali al 4,75%. “I passati aumenti dei tassi continuano a trasmettersi con vigore alle condizioni di finanziamento”, scrive Francoforte in una nota, contribuendo così “a ridurre l’inflazione” che tuttavia continuerà a essere “troppo elevata” ancora a lungo.


“Restiamo determinati a garantire il ritorno tempestivo dell'inflazione all'obiettivo del 2% a medio termine. In base alla nostra attuale valutazione, riteniamo che i tassi di interesse di riferimento della Bce si collochino su livelli che, se mantenuti per un periodo sufficientemente lungo, contribuiranno in modo sostanziale al conseguimento di tale obiettivo. Le nostre decisioni future assicureranno che i tassi di riferimento siano fissati su livelli sufficientemente restrittivi per tutto il tempo necessario”, ha dichiarato la presidente della Bce, Christine Lagarde, in conferenza stampa. “Continueremo a seguire un approccio dipendente dai dati per determinare livello e durata appropriati della restrizione”, ha aggiunto. “In particolare, le nostre decisioni sui tassi di interesse si baseranno sulla nostra valutazione delle prospettive di inflazione alla luce dei dati economici e finanziari in arrivo, della dinamica dell'inflazione di fondo e della forza della trasmissione della politica monetaria”. 


Crisi energetica, Bce: i governi ritirino le misure di sostegno 

Secondo Lagarde, con il venir meno della crisi energetica, i governi dovrebbero continuare a ritirare le relative misure di sostegno. Una mossa “essenziale” per evitare di spingere al rialzo le pressioni inflazionistiche di medio termine che altrimenti richiederebbero una politica monetaria ancora più restrittiva. “L’economia dell’area euro resta debole”, ha sottolineato Lagarde. “Le informazioni più recenti ci indicano che la produzione manifatturiera ha continuato a diminuire. La debolezza della domanda estera e l’irrigidimento delle condizioni di finanziamento pesano sempre più sugli investimenti e sulla spesa dei consumatori”. Anche il settore dei servizi si sta ulteriormente indebolendo, ha spiegato la presidente, da un lato perché l’impulso derivante dagli effetti delle riaperture si sta affievolendo e dall’altro perché l’impatto dei rialzi dei tassi si sta ampliando. “Ed è probabile che l’economia resti debole per il resto dell’anno”, ha avvertito la numero uno dell'Eurotower.

 

LE OPPORTUNITÀ PER TE. Con tassi alti a lungo, su quali megatrend conviene investire? Come investire a rischio zero (o quasi)? Gli advisor selezionati da We Wealth possono aiutarti a trovare le risposte che cerchi. TROVA IL TUO ADVISOR


Per poi lanciare uno sguardo alla guerra in Medio Oriente. “Il conflitto scatenato dagli attentati terroristici in Israele, insieme alle tensioni in Ucraina, rappresentano le principali fonti di rischio geopolitico”, ha dichiarato Lagarde. “Ciò potrebbe far sì che imprese e famiglie diventino meno fiduciose e più incerte sul futuro, frenando ulteriormente la crescita”, ha aggiunto. Secondo Francoforte, l’acuirsi delle tensioni geopolitiche potrebbe tra l’altro far schizzare i prezzi dell’energia nel breve periodo, rendendo più incerte le prospettive di medio termine. Parallelamente, la crisi climatica potrebbe far aumentare i prezzi dei generi alimentari più del previsto e anche un aumento duraturo delle aspettative di inflazione al di sopra dell’obiettivo o aumenti dei salari o dei margini dei profitti inattesi potrebbero sospingere al rialzo l’inflazione. 


Bce: reinvestimenti Pepp almeno fino alla fine del 2024 

A questo punto, i futuri interventi della Bce saranno legati alla lettura dei dati in arrivo. Lagarde non si è infatti sbilanciata sull’effettiva durata dei tassi alti, precisando però come l’idea di un taglio del costo del credito sia “assolutamente prematura”. Confermata infine l’intenzione di rinnovare gli acquisti di titoli con il programma anticrisi Pepp almeno per tutto il prossimo anno. “La riunione di oggi, in buona parte transitoria, con pochi spunti rilevanti, conferma l’atteggiamento finalizzato all’inizio della fase di higher for longer (tassi più alti per un periodo di tempo più lungo, ndr) dopo il rialzo di settembre”, commenta Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte. “Dalla Lagarde poche indicazioni nuove, a parte la maggiore enfasi sui rischi al ribasso della crescita e l’assenza di discussione sul piano reinvestimenti del Pepp e sull’ipotesi di rialzo del tasso di riserva obbligatoria”, ribadisce lo strategist. “La prossima settimana sono attesi i dati preliminari sull’inflazione di ottobre che potrebbero evidenziare un drastico calo in area 3% per la zona euro e 2% per l’Italia, grazie soprattutto a un marcato effetto confronto favorevole. Questo potrebbe in prospettiva aiutare Lagarde a posticipare ulteriormente la richiesta del Nord Europa di discutere il piano reinvestimenti Pepp ad almeno la prossima primavera, facendo leva anche sulle eventuali revisioni al ribasso delle stime di inflazione in pubblicazione a dicembre”, prevede Cesarano. 


“È bene sottolineare che la decisione di oggi si inserisce in un contesto di mercato quanto mai complesso, caratterizzato da un costo della vita sempre più elevato, da un’inflazione ancora lontana dal target del 2% e da una crisi in Medio Oriente che potrebbe impattare duramente il prezzo delle materie prime, incluso il petrolio, influenzando le politiche a lungo termine della Bce”, interviene Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm. La questione principale, osserva, è capire quanto a lungo i policymaker saranno disposti a mantenere i tassi a livelli così elevati. “Nonostante gli ultimi dati, in particolare il calo della produzione, lascino prevedere l’ormai prossimo indebolimento della crescita economica nell’area euro e il conseguente rallentamento dell’inflazione, al momento l’ipotesi di una fine anticipata del quantitative tightening appare quantomai ottimistica”, conclude.

Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

Cosa vorresti fare?