Il futuro della Bce: cosa aspettarsi dalla revisione strategica?

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Alberto Battaglia
24.6.2021
Tempo di lettura: 5'
Lo scorso fine settimana il Consiglio direttivo si è ritirato per tre giorni di discussioni sulla revisione strategica

La strategic review potrebbe cambiare i criteri che orientano la politica monetaria e adattarli al mondo post-Covid

Il think-tank Bruegel prevede che gli obiettivi green potrebbero essere inclusi nel mandato Bce. Ma, soprattutto, potrebbe cambiare il target sull'inflazione

Nel weekend del 18-20 giugno il Consiglio direttivo della Banca centrale europea si è riunito per aprire la discussione sulla revisione strategica, più volte rimandata a causa della pandemia. Nel suo primo incontro in presenza dai tempi del lockdown, il board della Bce ha deciso di ritirarsi nella regione di Taunus, vicino a Francoforte e di confrontarsi apertamente sul come potrebbero cambiare i criteri di definizione della politica monetaria in futuro. L'ultima revisione strategica compiuta dalla Bce risale al 2003, a un contesto storico assai distante da quello odierno. Un mondo che non aveva ancora visto la Crisi Finanziaria, politiche monetarie non convenzionali su larga scala, tassi a zero o negativi per interminabili periodi e l'ascesa delle tematiche ambientali nell'agenda politica internazionale.
Il comunicato ufficiale della Bce, tuttavia, svela poco sul come stiano andando le discussioni all'interno del Consiglio direttivo. “I temi affrontati dalla revisione hanno incluso, tra gli altri, la definizione e misurazione della stabilità dei prezzi, il quadro analitico sottostante, l'orientamento a medio termine, il ruolo dei cambiamenti climatici nella formulazione della politica monetaria e la modernizzazione della comunicazione politica”, ha informato la Bce. Nessuna informazione, dunque, sugli orientamenti emersi finora; probabilmente perché le idee, all'interno del Consiglio sono ancora molto distanti.

"E' stato bello incontrarsi di nuovo di persona e la campagna collinare del Taunus è stata l'ideale per riconnettersi dopo mesi di incontri solamente digitali", si è limitata a dichiarare la presidente della Bce, Christine Lagarde, "sono lieta che siamo riusciti ad avere discussioni approfondite e il nostro ritiro abbiamo fatto buoni progressi nel plasmare le caratteristiche concrete della nostra futura strategia di politica monetaria durante".

In via ufficiale, la Bce non comunicherà nulla prima “di aver assunto decisioni formali”, che sono attese entro la fine dell'anno. Quali potrebbero essere i cambiamenti più probabili?

Bce, una possibile svolta green


Secondo Bruegel, un think-tank europeista basato Bruxelles, la prima possibile modifica della strategia Bce potrebbe riguardare l'inserimento di target di sostenibilità nell'esercizio della politica monetaria. Su questo punto Christine Lagarde è già intervenuta in più occasioni a sostegno dell'idea che le banche centrali dovrebbero giocare un ruolo nella svolta green. Non è un segreto, inoltre, che il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, si sia espresso in termini critici in merito a questa prospettiva. Tradizionalmente, gli obiettivi climatici esulano dai mandati “tecnici” propri delle banche centrali. Includerli potrebbe incidere sui piani di acquisti di titoli, favorendo i prodotti emessi dai soggetti i cui business sono valutati come più “sostenibili”.

Un nuovo target per l'inflazione


Dalla revisione strategica, poi potrebbe scaturire una profonda modifica degli obiettivi sulla stabilità dei prezzi. Il tasso d'inflazione “vicino, ma al di sotto del 2%” verrà sostituito, probabilmente da un target al 2%, ha affermato Bruegel, “ma questa è la parte facile”. La vera rivoluzione, infatti, consisterebbe nell'abbandonare l'analisi sull'eventuale raggiungimento del target momento per momento. “La Federal Reserve, ha affrontato questo problema nella propria revisione della strategia affermando che l'inflazione dovrebbe essere al 2% 'in media'”, hanno proseguito gli analisti. Stabilendo un target basato sull'inflazione “media”, si concede che l'inflazione possa oltrepassare il 2% per un certo periodo, senza che ciò produca l'aspettativa di un rialzo dei tassi immediato da parte della banca centrale.

Più nel dettaglio, permettere ai mercati di formulare aspettative di fronte a un nuovo target del “2% in media” richiederà uno sforzo di precisione ulteriore da parte di Francoforte. Bruegel vede due possibili opzioni. La prima: definire un orizzonte temporale che permetta di elaborare concretamente una media, “diciamo 2 anni”. La seconda: stabilire una forchetta di tolleranza all'interno della quale l'allontanamento dal tasso target è accettato.

Queste, tuttavia, non sono le uniche alternative evocate dagli esperti in materia di revisione dei target. Già nel gennaio 2020, l'economista italiana Lucrezia Reichlin aveva suggerito alla Bce di approfittare della revisione strategica per rimettere mano ai suoi obiettivi sull'inflazione. In un intervento pubblicato su Project Syndacate la professoressa della London Business School sosteneva che “la Bce avrebbe ottenuto migliori risultati”, in passato, “se avesse adottato un target simmetrico per l'inflazione”. L'obiettivo viene definito simmetrico se prevede che la banca centrale intervenga sia quando l'inflazione è al di sopra del target (in modo restrittivo) sia quando si trova al di sotto di esso (in modo espansivo). Aver adottato questo approccio “avrebbe comportato, ad esempio, il non aumento dei tassi di interesse nel 2011 (come invece ha fatto la Bce) in risposta all'effetto inflazionistico temporaneo del rincaro del petrolio”, scriveva Reichlin, “avrebbe anche implicato l'inizio degli acquisti di asset nel 2012 anziché nel 2015 e non l'interruzione nel 2018”.
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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