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Martini (Azimut): L'innovazione? È un'arma. Per sopravvivere | WeWealth

Martini (Azimut): L'innovazione? È un'arma. Per sopravvivere

Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda
25.10.2023
Tempo di lettura: 5'
“In questa industria non sono arrivate le Netflix, le Amazon, le Deliveroo. Prima o poi entrerà qualcuno in grado di rompere gli schemi”, dice Paolo Martini, ad di Azimut. “Noi stiamo disegnando un’azienda pensando ai prossimi 50 anni”

Oggi Azimut in Italia può contare su una squadra di 1.880 consulenti il 20% è al femminile “le donne sono mediamente più brave”, puntualizza Martini per un totale di 47,5 miliardi di masse, tra wealth management e asset management.

La Retail investment review “non è una minaccia: noi abbiamo una filiera integrata tra asset management e wealth management, che ci consente di tenere sotto controllo i margini. Il punto vero è arricchire la consulenza evoluta e lo stiamo facendo”.

La vendita di fondi multi-manager è nata 25 anni fa. L’industria è cresciuta molto bene in questo periodo, con livelli di soddisfazione medio alta per i clienti e chi ci lavora. Come dimostra il turnover in calo. Ma bisogna essere consapevoli del fatto che questo è avvenuto in assenza di eventi disruptive”, dice Paolo Martini, amministratore delegato di Azimut.

 

Il punto sulla Retail Investment Review

 L’evoluzione del quadro normativo vedi la Retail Investment Review della Commissione europea, che promette più trasparenza sui costi e qualche vincolo al modello delle retrocessioni è una minaccia? “Non direi. Noi abbiamo una filiera integrata tra asset management e wealth management, che ci consente di tenere sotto controllo i margini. Le gestioni patrimoniali e il servizio di advisory funzionano già con una commissione on top, esplicita. Probabilmente queste soluzioni cresceranno più rapidamente. Il punto vero è arricchire la consulenza evoluta e lo stiamo facendo


Quando parlo di eventi dirompenti, semmai mi riferisco ad altro: in questa industria, non sono arrivate le Netflix, le Amazon, le Deliveroo...Prima o poi sicuramente entrerà nel mercato della consulenza finanziaria qualcuno in grado di rompere gli schemi”, dice Martini. “E il segreto per farsi trovare pronti è continuare a evolvere: la cultura dell'innovazione e del rischio assumersi rischi per differenziarsi dai competitor fa parte del nostro Dna da 33 anni: pensiamo al lancio dei fondi flessibili nei primi anni '90, al processo di internazionalizzazione – oggi siamo presenti in 18 Paesi – e poi il mondo corporate e l’iniziativa sui private market, fino alla tokenizzazione di asset reali, nel 2021, e al recente fondo specializzato sulle auto d’epoca... Vale la pena ricordare che noi siamo azionisti della società con il 21%, stiamo disegnando un’azienda pensando ai prossimi 50 anni almeno”.


I numeri di Azimut


Oggi Azimut in Italia può contare su una squadra di 1.880 consulenti il 20% è al femminile “le donne sono mediamente più brave”, puntualizza Martini per un totale di 47,5 miliardi di masse, tra wealth management e asset management.

 

La strategia nei Mercati Privati

Non sempre, però, l’innovazione è ben accolta. Anzi: in genere, la resistenza al cambiamento è forte. Lo si vede anche nei private market, che – a livello di industria – stanno facendo fatica a guadagnare spazio nei portafogli. “Tutte le innovazioni devono essere metabolizzate: è anche una questione di approccio... Prendiamo l’esempio dei mercati privati: un conto è entrarci con iniziative mordi e fuggi. Un altro sviluppare un percorso strategico, investire tempo e risorse, creare una cultura sulla rete: noi abbiamo fatto più di 50mila ore di formazione in quest’area. 45mila clienti hanno già investito nell’economia reale, attraverso 60 fondi. I private market valgono mediamente il 12% del portafoglio del cliente. La cultura media dei nostri banker e clienti su questi temi è già avanzata. Abbiamo un vantaggio di tre anni sui competitor che dovessero iniziare oggi a fare questo lavoro”.

 

I servizi di Azimut per le aziende

Anche nei servizi per le aziende “stiamo facendo innovazione”, rivendica Martini: “oggi ci poniamo come player alternativo al canale bancario per la gestione della liquidità, i finanziamenti, l’anticipo fatture e non solo, grazie a un ecosistema che conta 12 società”.


Nel fintech lending (prestiti attraverso soluzioni fintech ndr), abbiamo una quota di mercato del 24% in Italia: finora abbiamo erogato più di 2,1 miliardi di euro. Si tratta di un nuovo modello di servizio, che guarda, spiega l’ad, a 5,3 milioni di piccole e medie imprese in Italia. 

“Il fintech lending ha due vantaggi rispetto ai canali di credito tradizionale: la velocità della risposta (che sia positiva, o al contrario negativa, è quasi immediata) e la prossimità geografica: nel momento in cui molte banche stanno chiudendo gli sportelli, noi possiamo contare sulla rete di consulenti su tutto il territorio: Dal punto di vista commerciale, su tutti questi strumenti di lavoro come le piattaforme fintech, l’economia reale e i servizi corporate per le Pmi, poggia la figura dei Corporate fintech consultant, consulenti finanziari che hanno sviluppato questo tipo di competenze spesso si tratta di professionisti relativamente giovani e che lavorano in team – e utilizzano questi servizi come leva per lo sviluppo di nuove relazioni anche nel risparmio gestito”.

Direttore del magazine We wealth direttore editoriale della redazione di We Wealth. Nato a Brescia, giornalista professionista, è laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano. Nel passato ha coordinato la redazione di Forbes Italia e Collabora anche con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza.

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