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Mps, la cessione del Mef non scalda la Borsa. Cosa succede ora | WeWealth

Mps, la cessione del Mef non scalda la Borsa. Cosa succede ora

Rita Annunziata
21.11.2023
Tempo di lettura: 3'
Il Mef cede il 25% di Mps, ma l’operazione lampo non scalda Piazza Affari. Si riaccende intanto il risiko: occhi su Banco Bpm, Bper e Unicredit

Il Tesoro ha messo in vendita il 25% di Montepaschi con un’operazione lampo. Il collocamento ha registrato una domanda pari a oltre cinque volte l’ammontare iniziale

L’incasso di 920 milioni rientra in quel piano di privatizzazioni con cui il governo intende raccogliere circa 21 miliardi in tre anni

Piazza Affari in rosso sulla scia della cessione inattesa di Mps. Il Ftse Mib chiude la seduta in calo dell'1,31% mentre la banca senese cede il 7,94%, dopo che il Tesoro ha messo in vendita il 25% di Montepaschi con un’operazione lampo. Il collocamento, conclusosi nella serata di lunedì, ha registrato una domanda pari a oltre cinque volte l’ammontare iniziale, spingendo il Mef a incrementare l’offerta (inizialmente al 20% del capitale). 


Come precisato nel term sheet, la cessione è avvenuta a un prezzo di 2,92 euro per un controvalore complessivo che sfiora i 920 milioni. Il corrispettivo incorpora uno sconto pari al 4,9% rispetto al prezzo di chiusura delle azioni dell’istituto registrato il 20 novembre ed è superiore di quasi il 50% al prezzo di sottoscrizione dell'aumento del capitale sociale della banca realizzato nel novembre 2022. In una mossa, il Tesoro scende così dal 64,2% al 39,2% del capitale. “L’operazione rappresenta la prima fase del più ampio processo che porterà il Mef a valorizzare pienamente la banca, nell’interesse della stessa e di tutti gli stakeholder, nel contesto del solido quadro patrimoniale e reddituale che caratterizza l’istituto e delle sue prospettive di ulteriore sviluppo”, si legge nella nota. Il ministero si impegna inoltre a non vendere sul mercato ulteriori azioni della banca per un periodo di 90 giorni senza il consenso dei joint global coordinators e joint bookrunners (BofA Securities, Jefferies e Ubs investment bank).


Montepaschi, le ragioni dietro la mossa del Mef

Le ragioni dietro la mossa del Mef sembrerebbero essere essenzialmente due. Innanzitutto, l’incasso di 920 milioni rientra in quel piano di privatizzazioni con cui il governo intende raccogliere circa 21 miliardi in tre anni vendendo azioni pubbliche o partecipazioni in aziende private. In secondo luogo, le condizioni di mercato attuali risultano particolarmente favorevoli. Montepaschi, dopo anni di crisi, ha infatti archiviato i primi nove mesi dell’anno con un utile netto di 929 milioni di euro. Il risultato operativo lordo, superiore a 1,4 miliardi, è più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Gli oneri operativi, come annunciato lo scorso 8 novembre, ammontano a 1,35 miliardi di euro, in calo del 15,2% anno su anno. Il cost-income è scivolato al 48%, ben oltre l’obiettivo fissato nel piano industriale al 2026, mentre il margine di interesse risulta pari a 1,68 miliardi di euro. Dati che hanno consentito “di confermare la guidance per l’anno in corso, con un utile netto di 1,1 miliardi”, come dichiarato dal ceo Luigi Lovaglio in conference call con gli analisti.


Il 10 novembre Fitch ha annunciato inoltre un doppio balzo in avanti di Mps da “BB” a “B+”. L’upgrade, secondo l’agenzia di rating, riflette il “successo del percorso di ristrutturazione” che ha “consentito alla banca di ricostituire in modo strutturale solidi buffer di capitale e di rafforzare la solidità operativa”. Poi, la sterzata decisiva di Moody’s, che ha migliorato le prospettive sul rating sovrano italiano facendo brillare i titoli bancari nella seduta del 20 novembre, incluso quello di Montepaschi. Il prezzo delle azioni della banca senese riflette tra l’altro anche di una positiva dinamica di settore. Moody’s ha infatti sottolineato come “il settore bancario italiano abbia “registrato un miglioramento significativo con maggiore efficienza operativa e solidità patrimoniale, oltre alla riduzione dei crediti deteriorati (Npl al 2.4% e adesso in linea con gli altri paesi europei) che ha contribuito a migliorare il profilo di rischio bancario”, spiega Luigi de Bellis, co-head dell’ufficio studi di Equita.


Mps, si riaccende il risiko: occhi su Bpm e Bper

A questo punto, con il Tesoro che scivola al 39,2% (sotto la maggioranza assoluta), potrebbe riaccendersi il risiko. Banco Bpm, fa sapere Il Sole 24 Ore, resta il primo candidato per la creazione di un terzo polo bancario. I rumors ruotano poi intorno a Bper, anche se Carlo Cimbri, presidente del gruppo Unipol (azionista della banca guidata da Piero Luigi Montani con una quota di poco inferiore al 20%) ha recentemente dichiarato a margine di un convegno come Mps non faccia “parte della strategia che Bper sta seguendo”. Secondo il quotidiano economico-finanziario, anche Unicredit potrebbe infine ragionare su un’operazione di mercato, qualora si presentassero le condizioni.

Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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