L’Ue spinge sulla finanza digitale: il private banking è pronto?

Contributors We Wealth
Contributors We Wealth, Simona Maggi
3.10.2022
Tempo di lettura: 3'
La finanza digitale ha molto da offrire, le imprese e i cittadini europei sono pronti a cogliere questa opportunità. E il private banking?

"Nel caso ci fossero ancora dubbi al riguardo, ora è chiaro: la finanza digitale ha molto da offrire e le imprese e i cittadini europei sono pronti a cogliere questa opportunità”, lo afferma la Commissione europea pubblicando una “Strategia in materia di finanza digitale per l’Ue”. Per la sua messa a terra (prevista entro il 2024), la Commissione si farà orientare da quattro priorità di cui gli operatori di mercato stanno già tenendo conto nei loro piani di investimento in ambito digital.


Le 4 priorità della Commissione europea

Primo: l’agevolazione di un reale accesso per i consumatori a servizi transfrontalieri, valorizzando gli investimenti in tecnologia e fornendo servizi di migliore qualità a un perimetro più ampio di potenziali clienti.


Un secondo obiettivo è quello di assicurare un quadro normativo che faciliti l’innovazione basata sull’utilizzo della tecnologia di registro distribuito (Nft) o dell’intelligenza artificiale e ne garantisca un uso responsabile nell’interesse dei consumatori e dell’efficienza del mercato finanziario.

 

Ancora, l’Europa vuole promuovere un’innovazione basata non tanto sulla produzione e sul possesso di dati, quanto sulla capacità di utilizzarli per creare servizi e prodotti che attraggano un perimetro più ampio di clienti e contribuiscano a convogliare i finanziamenti verso la transizione Esg.

 

E infine, è necessario salvaguardare la stabilità finanziaria e la sicurezza per proteggere la fiducia degli investitori e delle imprese nel mercato finanziario e disincentivare il ricorso a operatori non vigilati in base al principio “stessa attività, stesso rischio, stesse norme”.

Gli operatori del mercato sembrano essere favorevoli alla strategia della Commissione che, riconosciamolo, mette in evidenza la loro centralità “...nel contribuire alla trasformazione digitale generale della nostra economia e della nostra società”, ma concordano sul fatto che il futuro della consulenza per gli investimenti sarà digitale? 

Non si può negare che la finanza digitale abbia aiutato i cittadini e le imprese a fare fronte alla situazione senza precedenti creata dal Covid-19.

Ad esempio, la verifica dell’identità online ha permesso ai consumatori di aprire conti e di usare diversi servizi finanziari a distanza. Tuttavia, mai come oggi il risparmio delle famiglie si trova esposto alle incertezze, originate dalle tensioni geopolitiche e da rinnovati timori sull'inflazione, che rendono la figura del consulente davvero cruciale. Sembra essere questa la consapevolezza che continua a ispirare il private banking.

 

L’orientamento prevalente rilevato dalle survey Aipb nel settore è infatti quello di un'accelerazione degli investimenti digitali a favore dello sviluppo di modelli ibridi human-tech di consulenza basati sull’integrazione dell’intelligenza artificiale che offra però garanzie alla clientela di un utilizzo responsabile e “governato” dai loro consulenti per gli investimenti di riferimento.

 

L’obiettivo principale che si pongono gli operatori private nel loro processo di digitalizzazione (per il quale da due anni hanno stanziato significative risorse) è l’innalzamento dell’experience del cliente (50% dei rispondenti alla survey), seguito dalla crescita dei ricavi legata all’opportunità di ampliamento della base di clientela servita. Entrambi si sposano perfettamente con le priorità della Commissione, che quindi gli operatori contribuiranno a mettere a terra nonostante l’attuale scenario non agevoli lo sviluppo di progetti con un orizzonte di medio termine.

 

A cura di Simona Maggi, direttore scientifico di Aipb

(Articolo tratto dal magazine di settembre 2022)


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