Overconfidence bias: la troppa fiducia in sé gioca brutti scherzi

Tempo di lettura: 3'
Rimanere ancorati su un successo passato può portarci facilmente a sottovalutare un nuovo scenario e a cadere nel tranello dell'overconfidence. Come evitarlo sul lavoro e in finanza?
La mancanza di autostima in se stessi è uno degli ostacoli più grandi allo sviluppo personale di ogni individuo. Ma è vero anche che un eccesso di confidenza e fiducia (overconfidence) nelle proprie capacità può essere altrettanto deleterio. Un po' ne soffriamo tutti, ma non ce ne rendiamo conto.
Ad esempio, quando commentiamo l'operato non soddisfacente di un collega e diciamo: “Al suo posto io avrei risolto la questione in un altro modo e avrei avuto sicuramente risultati migliori” (ma forse non conosciamo tutti i dettagli del contesto in cui quel collega ha operato). Oppure quando redarguiamo nostro figlio dicendo: “Alla tua età, io finivo sempre i compiti prima di cena!”.

In questi casi, l'eccesso di autostima non produce grandi danni (anche se probabilmente nel secondo caso il rischio è quello di intaccare l'autostima di nostro figlio…). Ma ci sono casi in cui la troppa confidenza in se stessi crea un autogol importante.
Ad esempio, nei contesti lavorativi o di gestione finanziaria. Al punto che questo atteggiamento è stato catalogato tra i bias cognitivi con il nome di “overconfidence bias”.

L'overconfidence bias consiste in un aumento di fiducia nelle proprie abilità in seguito ad alcuni eventi del tutto casuali. Ad esempio, consideriamo un investitore che ha messo in atto alcune operazioni finanziarie e ne ha tratto grande profitto. Forte dei risultati ottenuti, l'investitore può credere di essere in grado di avventurarsi in operazioni meno solide, con il rischio di perdere il proprio capitale.

Il fenomeno è molto frequente soprattutto da quando si sta diffondendo il trading online e tutti possono provare “a giocare”. La prima volta potrebbe andare bene e allora… ecco che il rischio di overconfidence è dietro l'angolo.
Ma il rischio di eccedere di autostima verso se stessi è ancora più nocivo quando si tratta di pianificare azioni e programmare obiettivi in azienda. Quante persone sovrastimano la propria capacità operativa e, di conseguenza, sottostimano il tempo necessario alla realizzazione di un compito? Questo è uno dei motivi per cui si è spesso in ritardo sugli appuntamenti segnati in agenda e gli obiettivi non vengono raggiunti sempre nel tempo prestabilito.

E cosa dire di quegli imprenditori che dirigono la loro azienda da anni e, fieri dei successi passati, quando qualcosa in azienda va male e un collaboratore stretto suggerisce di cambiare strategia, quegli stessi imprenditori rimangono ancorati alla loro vecchia e obsoleta modalità operativa e affermano: “Qui si è sempre fatto così!”. Questa overconfidence verso i successi passati è fuori contesto, perché nel frattempo il mercato è cambiato, gli scenari sono diversi e quello che è andato bene dieci anni fa potrebbe non andare più bene oggi.

Si stima che l'overconfidence bias sia uno dei maggiori motivi che portano al fallimento del raggiungimento degli obiettivi prefissati. Infatti, mano a mano che si sta lavorando per quell'obiettivo, ci si accorge che qualcosa sta andando storto e che le nostre aspettative sono tradite. Questo non fa altro che generare ansia e frustrazione. Si passa così da un eccesso di autostima a un sentimento di frustrazione tendente a squalificare se stessi.

Due domande per evitare l'overconfidence


Come fare per evitare di sovrastimare le proprie capacità?
Le domande giuste aiutano a trovare le giuste risposte.
Il consiglio è quindi di farsi due domande molto precise, l'una focalizzata ad analizzare le nostre prestazioni passate, l'altra focalizzata ad avere una visione lungimirante e di ampia veduta sul futuro.

1 - La domanda sul passato è: “Quali sono state le condizioni che mi hanno permesso di avere successo quella volta passata?”
In questo modo, è possibile capire se i successi ottenuti sono stati merito di un colpo di fortuna o di una situazione favorevole indipendente da noi. Oppure si può constatare che il successo è stato davvero merito di una nostra capacità, e allora prenderne consapevolezza può servire per rimettere in azione tale capacità anche nello scenario futuro.
Se abbiamo investito in titoli e questi sono andati bene, dobbiamo chiederci: “Avevo scelto quell'investimento in modo consapevole o è stato frutto del caso? E se l'ho scelto in modo consapevole, quali sono stati i dati e le informazioni che mi hanno convinto nella scelta?”.
In questo modo, possiamo valutare le cause del nostro successo ed eventualmente replicarlo.

2 - Infatti, la seconda domanda che dobbiamo farci è rivolta al futuro: “E se non andasse come previsto cosa dovrei tenere in conto?”
Se stiamo investendo nuovamente su un altro titolo (o anche sullo stesso di prima), siamo sicuri che esistano le stesse condizioni che ci hanno portato a guadagnare la prima volta? E siamo sicuri che queste condizioni permarranno ancora per lungo? Se invece non fosse così?
Non si tratta di attirare pessimismo e venti nefasti su di sé, ma semplicemente di essere consapevoli che le condizioni cambiano e rimanere ancorati su un successo passato può portarci facilmente a sottovalutare un nuovo scenario e a cadere nel tranello dell'overconfidence.

Vale nel campo finanziario, come nella vita. Ogni obiettivo è realizzato anche grazie alla collaborazione di altre persone e anche grazie al concatenarsi di diversi fattori, e in ogni fase del processo ci può essere un ritardo o un imprevisto. Un fornitore che consegna in ritardo, una giornata di brutto tempo che ci costringe ad annullare quella presentazione all'aperto, o un cambio di scenario in corsa che ci suggerisce di modificare di conseguenza il nostro operato.
Essere consapevoli di alcuni variabili facendosi le domande giuste ci permette di essere pronti nel momento in cui ci serviranno più tempo o più risorse per gestire un ostacolo improvviso e superarlo in modo eccellente.
Opinione personale dell’autore
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Ha costituito 15 anni fa una boutique specializzata in formazione e coaching per manager e sportivi. Ha ideato una metodologia che vince le naturali resistenze all’apprendimento di nuovi comportamenti. È anche conosciuto come il fondatore della Domandologia ®. Insegna queste materie, oltre che nelle aziende private, anche presso l’Aeronautica militare italiana.
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