Il “protocollo” da seguire per risolvere i problemi

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Gli ostacoli fanno parte della quotidianità ed è importante avere l'attitudine mentale per affrontare e superare ogni imprevisto. Se non si possono evitare i problemi, si può sempre imparare a gestirli. Come? Ecco i 5 passi da seguire
“Quando tutto sembra andare male, ricordati che gli aerei decollano controvento, mai con il vento a favore”. Con questa metafora tagliente, Henry Ford esprime il concetto per cui ogni fallimento è semplicemente un'opportunità per ricominciare in modo più intelligente. D'altronde, è utopico augurarsi una vita senza problemi, gli ostacoli fanno parte della quotidianità. È piuttosto augurabile avere l'attitudine mentale che permetta di affrontare ogni imprevisto e contrattempo con saggezza e lungimiranza, per superarlo.
Tutto facile a parole. E nei fatti? Cosa serve davvero per risolvere i problemi difficili? Da dove cominciare?
Che si tratti di un problema personale o di una scelta che riguardi la propria carriera, che si tratti di migliorare ed espandere la propria attività o aiutare un amico, il “protocollo” da seguire per risolvere i problemi si basa su questi passi ben definiti.

1 - Consapevolezza del problema


Se non si comprende il problema, non lo si può risolvere. Lapalissiano. Eppure a volte è così. “Non so di non sapere” è la prima delle quattro fasi dell'apprendimento dell'essere umano. Prendiamo come esempio un formatore che tiene corsi di formazione senza mai chiedere ai propri corsisti un feedback. Il formatore in questione non potrà mai sapere se gli studenti in aula sono pienamente soddisfatti del suo modo di spiegare, della completezza e dell'utilità delle informazioni ricevute. Al contrario, se un formatore distribuisce un test di valutazione a tutti i suoi corsisti alla fine del suo seminario, potrà scoprire aspetti del suo corso che sono da migliorare e di cui lui ignorava l'esistenza.
Fare ricerca è il primo passo per diventare abili nel risolvere problemi.

2  - Analisi del contesto


Attenzione però a raccogliere le giuste informazioni e, soprattutto, a inserirle nel giusto contesto e interpretarle in modo oggettivo.
Ciascuna persona utilizza le proprie esperienze pregresse per interpretare ciò che vive e questo potrebbe condizionare la sua visione della realtà.
In psicologia si parla di bias cognitivi per indicare tutti quei processi della mente che “distorcono” la realtà. Gli psicologi definiscono il bias come “un pattern sistematico di deviazione alla norma o dalla razionalità nel giudizio”. Un esempio di bias cognitivo è “l'euristica della disponibilità”, che consiste nel prendere un'informazione di valore relativo e attribuirle un valore assoluto. Ad esempio, qualcuno potrebbe affermare: “Non è vero che il fumo fa male, mio nonno fumava 20 sigarette al giorno ed è campato fino a 90 anni”. In tal caso, il nonno ha solo avuto un gran colpo di… fortuna. Ma il suo caso specifico non ha valore ai fini della statistica e della ricerca scientifica.

3 - Brainstorming


Conosciuto il problema e analizzato in modo oggettivo, è tempo di raccogliere idee per attuare una soluzione. Può essere utile fare un brainstorming che consideri sia idee personali, sia modelli e schemi d'azione diversi da quelli a noi famigliari e ispirati invece al modo di affrontare il problema in questione da parte di chi quel problema lo ha già avuto e lo ha già risolto. In altri termini: da una parte è bene attingere alle proprie risorse e capacità personali, dall'altra è bene farsi ispirare da chi ce l'ha già fatta. Gli anglosassoni definiscono questo approccio “think out of the box”, pensare fuori dagli schemi.

4 - Piano d'azione


Anche un lungo viaggio comincia dal primo passo, affermava Mao Tze-tung. Se affrontare un grande problema può creare apprensione e incertezza, spezzare la sua risoluzione in compiti sequenziali più piccoli che ci avvicinano al suo superamento passo-passo può essere di grande aiuto per diversi motivi. Primo: ci si concentra su piccole (e più semplici) azioni piuttosto che sul processo nel suo insieme. Secondo: si può pianificare e calendarizzare la propria operatività giorno per giorno.

5 - Azione e controllo


Una volta definito il piano d'azione e diviso in fasi, è tempo d'agire. Avendo suddiviso la risoluzione del problema in compito da eseguire, si può controllare in ogni momento a che punto del processo ci si trovi e questo aiuta da una parte a mantenere alta la motivazione più ci si avvicina all'obiettivo, e dall'altra a comprendere se bisogna correggere la propria strategia in corsa, al presentarsi di imprevisti o errori di valutazione. Focus e flessibilità sono le due parole chiave per procedere nella giusta direzione e saper superare gli ostacoli sul proprio cammino.

In conclusione, possiamo essere tentati di schivare i problemi per evitare di far fatica, ma il miglior consiglio è affrontarli.
Sarà più impegnativo, ma avremo dato una nuova direzione alla nostra vita personale o professionale perché, sempre come sosteneva Henry Ford, “risolvere un problema ci aiuta a crescere come persone o come aziende, imparando a migliorare i nostri punti deboli e a cogliere opportunità dai nuovi scenari.”
Opinione personale dell’autore
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Ha costituito 15 anni fa una boutique specializzata in formazione e coaching per manager e sportivi. Ha ideato una metodologia che vince le naturali resistenze all’apprendimento di nuovi comportamenti. È anche conosciuto come il fondatore della Domandologia ®. Insegna queste materie, oltre che nelle aziende private, anche presso l’Aeronautica militare italiana.

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