La grande finanza e i nuovi volti degli scandali finanziari

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Cosa succede quando la finanza ultra-speculativa colpisce la grande finanza? Un percorso sull'evoluzione degli scandali finanziari e sulla linea di discrimine tra dinamismo e innovazione, da un lato e natura distruttiva, dall'altro
Un fondo privato di “family office” destinato a pochi grandi investitori e dagli investimenti speculativi è entrato in dissesto causando un danno ad alcune primarie banche a livello europeo e mondiale, tra cui una in particolare, di circa 10 miliardi di euro. È una cifra sbalorditiva, ma l'elemento ancora più importante è che la finanza ultra-speculativa questa volta ha colpito la grande finanza.
È bene riassumere l'evoluzione degli scandali finanziari. In una prima fase, erano gli operatori marginali che creavano disastri a danno dei risparmiatori di massa. In una seconda fase, con il nuovo millennio, sono state le grandi banche che hanno creato disastri a danno del risparmio di massa e degli altri operatori a essi estranei. In una terza fase, le grandi banche hanno creato disastro anche a danno di altre grandi banche mandandole in crisi (caso clamoroso è stato in Italia il Monte dei Paschi). Ora, nella quarta fase, le grandi banche diventano vittime di meccanismi fuori controllo.

La finanza è in grado di diventare una variabile impazzita che fa vittime “random” anche tra i principali operatori. Dagli illeciti dei piccoli operatori a danno dei piccoli risparmiatori vi è stato un crescendo rossiniano che è passato per gli illeciti dei grandi operatori a danno dei piccoli risparmiatori e poi dei grandi operatori a danno di grandi operatori in declino, per arrivare infine a illeciti derivanti da schegge impazzite di qualsiasi operatore a danno di chiunque, anche grande operatore.

È la finanza che, lasciata al proprio libero corso, diventa distruttrice in modo cieco a danno di chiunque, anche a danno di chi, al proprio apogeo, di tutto ha bisogno tranne che di essere tutelato.

Viene in mente la frase che, nel “Giulio Cesare” di Shakespeare, Marco Antonio profferisce, compiaciuto e spaventato dell'ira irrefrenabile, da lui stesso scatenata nel popolo, dopo la celeberrima orazione funebre per Cesare (che non a caso aveva avuto un approccio dimesso “Sono qui per seppellire Cesare, non per elogiarlo”) - “Ed ora, malanno va, sei scatenato, trova il corso tuo”.
È la macchina che è infernale, chiunque la guidi e chiunque ci capiti sotto. È così ovvio che la riforma della finanza deve non più essere circoscritta a colpire soggetti scorretti e a tutelare i danneggiati, che costituiscono due categorie oramai non più omogenee e non più caratterizzate in modo netto, ma investire le tendenze oggettive e correggerle.

Occorre distinguere tra aspetto positivo ed aspetto negativo della finanza in via intrinseca, a prescindere dagli aspetti soggettivi. Occorre trovare la linea di discrimine tra dinamismo e innovazione da un lato e dall'altro natura distruttiva.

La finanza non può essere privata della sua natura creatrice a pena di acquisire una veste burocratica, che la renderebbe tarpata, ma deve essere liberata dai meccanismi distruttivi e diabolici che le sono parimenti connaturati e congeniti. La stessa destinazione al servizio dell'economia reale non può significare perdita di autonomia con la conseguenza indefettibile che la centralità nella destinazione nelle risorse resta di natura finanziaria, mentre il carattere produttivo è al di fuori della stessa finanza e il suo rispetto resta assicurato dall'eliminazione degli elementi distruttivi e diabolici testé descritti.

La linea di discrimine deve essere oggettiva e strutturale. Deve essere non solo una correzione, ma anche un vero e proprio intervento chirurgico in grado di rimuovere i fattori tumorali. Si tratta non della sola interruzione della metastasi, la quale, altrimenti, una volta estirpata risorgerebbe come se nulla fosse, ma dell'eliminazione delle cause.

Tale riforma della finanza in senso oggettivo e strutturale, senza più fermarsi ai profili soggettivi, è l'unica in grado di comprendere la sua effettiva essenza, intrinsecamente né sana né diabolica ma dinamica e creatrice in qualsiasi senso e direzione, e così di imprimere alla stessa l'indirizzo giusto, precludendole quello sbagliato.

Una volta imboccata la direzione giusta e fatta diventare questa assolutamente e totalmente vincolante, l'autonomia degli operatori è in grado di operare al meglio, e gli abusi costituiranno patologie, facilmente isolabili e così sanzionabili.
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Laureato in Giurisprudenza presso l’università degli Studi di Roma, dal 2010 è professore a contratto di diritto degli Intermediari finanziari presso la Facoltà di Economia dell’Università di Parma. Da maggio 2000 svolge la professione di avvocato a Milano ed è fondatore dello studio
legale Bochicchio&Partners, con un’ampia specializzazione che contempla, tra gli alti, il settore bancario, finanziario e dell’intermediazione mobiliare, i profili societari e giuslavoristici, contemplando anche i profili penalistici del diritto dei mercati finanziari e del diritto societario.
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