Tre ragioni per scegliere investimenti sostenibili

giuseppe merlo
Giuseppe Merlo
18.10.2021
Tempo di lettura: 2'
L'uomo ha sempre cercato di vivere in armonia con la natura, fin dalla comparsa di  Homo Sapiens circa 200.000 anni fa. Negli ultimi 150 anni, però, questo rapporto  idilliaco si è incrinato.  

Dalla seconda Rivoluzione Industriale, ovvero dall'invenzione del motore a scoppio,  l'uomo ha adottato un modello produttivo ed uno stile di vita che hanno provocato, come “effetto collaterale”, il rilascio nell'atmosfera di grandi quantità di anidride  carbonica. 

Se non si intervenisse tempestivamente per rallentare ed invertire questa  progressione, le temperature medie aumenterebbero tra i 4 e i 5°C rispetto all'era  preindustriale entro la fine del secolo, con conseguenze catastrofiche. 

Ma qual è il nesso tra il rapporto uomo-natura, le temperature medie del pianeta e le  scelte di allocazione del proprio patrimonio?

L'investimento finanziario è da sempre considerato un processo individuale e  soggettivo, attraverso il quale il risparmiatore ricerca un rendimento adeguato in  condizioni di rischio giudicate accettabili. 

Tuttavia, fenomeni recenti come la pandemia ed il susseguirsi di eventi atmosferici  estremi legati al cambiamento climatico hanno fatto emergere una forte  interdipendenza tra persone, Paesi ed economie.  

Di conseguenza, non è più sufficiente effettuare scelte d'investimento fermandosi alla  valutazione del profilo rischio-rendimento delle diverse alternative, ma occorre  prendere in considerazione una terza variabile: la sostenibilità. 

La finanza sostenibile – c'è chi ne individua gli embrioni nei movimenti religiosi del  XVIII° secolo e chi invece ne data la nascita nel 1928, quando venne lanciato il primo  fondo etico, il Pioneer Fund di Boston – ha indubbiamente ricevuto negli ultimi anni  un grande impulso, al punto che, in un'ottica di pianificazione finanziaria, non è più  possibile prescindere dalla conoscenza degli strumenti di investimento sostenibile e  dal loro utilizzo all'interno dei portafogli. 

A livello globale, si sono infatti verificate in concomitanza 3 condizioni che ne stanno  decretando il successo e che renderanno l'investimento sostenibile un pilastro delle  scelte di allocazione patrimoniale dei risparmiatori. 

  1. UN NUOVO ORIENTAMENTO CULTURALE. 


La gravità assunta da eventi legati al cambiamento climatico, una maggior  attenzione alla sfera sociale in seguito alle misure adottate per fronteggiare la  pandemia, un nuovo paradigma culturale rappresentato dalle convinzioni delle  nuove generazioni: sono tutti aspetti che hanno portato cittadini, governi e  imprese a sviluppare una cultura della sostenibilità. Questo nuovo  orientamento ha contribuito prima alla definizione dei 17 Obiettivi di Sviluppo  Sostenibile delle Nazioni Unite (SDG's), e successivamente all'individuazione  della finanza quale centro nevralgico per amplificare gli sforzi di cittadini e  imprese verso il loro raggiungimento. 

  1. UN NUOVO APPROCCIO POLITICO. 


Il 2015, oltre ad aver visto la nascita degli SDG's, è stato anche l'anno in cui 190  Paesi hanno siglato l'Accordo di Parigi sul Clima, assumendo l'impegno di  contenere l'aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2°C  rispetto ai livelli preindustriali. 

A partire da tale accordo, si sono susseguite numerose iniziative da parte dei  diversi governi, per tener fede a tale impegno (Green Deal europeo, Net Zero 

2050, Piano dell'amministrazione Biden per l'ambiente, ecc.) e quest'anno, alla  conferenza di Glasgow COP26, si valuteranno i risultati ottenuti a distanza di 6  anni e le azioni da approntare per il prossimo futuro. 

Il Commissario al Bilancio dell'Unione Europea, Johannes Hahn, ha dichiarato il  7 settembre scorso: “L'intenzione dell'UE di emettere fino a 250 miliardi di euro  di green bond da qui alla fine del 2026 ci farà diventare il più grande emittente  di green bond al mondo. Questo è anche un segno del nostro impegno a favore  della sostenibilità e pone la finanza sostenibile al centro dello sforzo di ripresa  dell'UE”. 

  1. UN NUOVO IMPEGNO DA PARTE DELLA COMUNITÀ FINANZIARIA.   


La comunità finanziaria ha dato vita negli ultimi anni a diverse iniziative  spontanee, sotto l'egida delle Nazioni Unite (PRI nel 2006, PSI nel 2012 e PRB  nel 2019), con lo scopo di promuovere lo sviluppo di un approccio sostenibile e  responsabile in ambito rispettivamente finanziario, assicurativo e bancario. Negli ultimi due anni, il numero di società che hanno aderito a queste iniziative  è aumentato considerevolmente. 

Questo impegno dal lato dell'offerta ha contribuito a far crescere il numero di  fondi classificati come sostenibili (nati come tali o da riconversione di fondi  convenzionali), con una forte accelerazione dopo lo scoppio della pandemia. Come accade a molti fenomeni così repentini e dai numeri importanti, anche la  moltiplicazione di fondi ESG ha portato con sé alcuni rischi, il più grave dei quali  è rappresentato dal “greenwashing”, ovvero la pratica attraverso la quale, con  una spennellata di verde in superficie, si vuol far passare per sostenibile ciò che  sostenibile non è. 

Lo scoppio della pandemia ha portato ad una forte accelerazione di un processo che  si era già messo in moto alcuni anni prima e che ora è diventato centrale oltre che  urgente. Tutti i piani di rilancio dei diversi Paesi sono stati elaborati in un quadro di  attenzione alla sostenibilità. 

L'investitore, di conseguenza, è chiamato a prendere in considerazione l'universo  degli strumenti sostenibili quando si avvicina ad importanti scelte di investimento. 

E, considerato il rapido sviluppo delle diverse soluzioni dietro le quali può nascondersi  anche qualche insidia, e la forte specificità della materia, la decisione di affidarsi ad  un consulente esperto e competente in tema di investimenti sostenibili rappresenta una scelta oculata e lungimirante per un'allocazione efficace ed efficiente del proprio  patrimonio. 
Opinione personale dell’autore
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