Passaggio generazionale e responsabilità

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Giulia Castellani
19.7.2021
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Ieri parlavo con una mia amica di un ragazzo che conoscevamo al liceo che, anziché rilevare l'attività del padre, nonostante avesse studiato una vita per farlo, alla fine ha cambiato completamente strada. Siamo finite a discutere del perché e per come alcuni abbiano la responsabilità di dover gestire il nome e l'eredità dei genitori. Con annessi e connessi, patrimonio ed azienda compresi.

Se parliamo di numeri circa il 70% delle imprese con un fatturato tra i 20 e i 50 milioni è di matrice familiare. Quasi una su 5 sarà obbligata ad un ricambio generazionale nei prossimi 5 anni a causa dell'età del leader che supera i 70 anni. Ma noi non siamo solo numeri. A volte non ci rendiamo neppure conto di quanto sia oneroso in termini emotivi gestire il passaggio generazionale in certe famiglie. Alcuni tentano di ripercorrere la strada di chi li ha preceduti, non rendendosi conto che i tempi cambiano e se non si cambia con loro ci si ferma e si muore (come azienda). Altri, all'opposto, preferiscono tagliare di netto e stravolgere tutto senza mezzi termini. La via più difficile, che però sarebbe quella più consigliabile, sta nell'unire tradizione e innovazione. Per farlo, però, servono professionisti e una grande vision. Lasciando da parte il caso specifico, più unico che raro, anche giovani capaci si sentiranno dire almeno qualche volta  'tu sei bravo ma lui era meglio' oppure la gettonatissima 'tuo padre questo non l'avrebbe mai fatto!'. La pressione psicologica è alta per entrambi: per chi lascia la ditta e per chi deve entrare.

E noi consulenti come ci comportiamo in queste fasi delicate?

Spesso il nostro interesse è la mera acquisizione (o il mantenimento) del gruppo societario nel nostro portafoglio.

Siamo attenti al lato emotivo? Non sempre, per essere sinceri.
La responsabilità è sempre doppia, ricordiamocelo.

Ma cos'è? La parola di per sé indica già un mondo: è l'abilità di dare risposte.

A chi? Dipende.. alla società, al cliente, a noi stessi.

Intanto parliamo di abilità dialogica, e già qua ci sarebbe da aprire un capitolo. Non sulla nostra capacità di parlare, ci mancherebbe.

Il fatto è che per dare risposte bisogna avere domande. E non sempre è scontato che ci vengano fatte, anzi. Non possiamo avere la sfera di cristallo, certo, ma con un pochino di sensibilità possiamo arrivare al nocciolo della questione.

Ci vuole anche molta umiltà per essere responsabili in questo senso.

Mettere in discussione prima di tutto noi stessi: il nostro saper ascoltare, capire e accogliere quanto ci viene detto senza filtrare tutto attraverso il giudizio che non ci permette di comprendere a fondo l'altro. L'abitudine professionale che abbiamo di ragionare per e con i numeri ci può rendere difficile questo momento così poco schematizzabile.

Ogni caso è unico, come unica e personalizzata dovrebbe sempre essere la consulenza.

Il vantaggio impagabile di dare risposte risolutive ci porta ad essere, oltre che veri consulenti, anche utili ai nostri clienti, che così resteranno tali a vita.

E questa signore e signori non è magia, è psicologia.

 
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