Professionisti della comunicazione

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Giulia Castellani
11.10.2022
Tempo di lettura: 3'
La scorsa settimana ho avuto modo di partecipare al meeting di Efpa Italia, associazione a cui sono molto legata e con la quale ho realizzato alcune delle mie certificazioni più importanti.

La scorsa settimana ho avuto modo di partecipare al meeting di Efpa Italia, associazione a cui sono molto legata e con la quale ho realizzato alcune delle mie certificazioni più importanti. Sono rimasta suggestionata dalle parole potenti e profonde di Gianni Canova, rettore della Iulm. In un frammento del suo discorso, alla domanda di Leopoldo Gasbarro, ha affermato senza mezzi termini che i consulenti finanziari sono e devono essere professionisti della comunicazione. Ha ripreso, poi, alcune scene di film per spiegare come l’innovazione in qualsiasi settore passi dalla destrutturazione: rompere un protocollo che, per quanto vincente, va innovato. Per i consulenti finanziari di oggi i progetti da realizzare e le sfide da affrontare sono molte e sempre più imponenti: il vecchio professionista tutto numeri e grafici è chiaro debba cedere il passo ad un nuovo soggetto più completo. Da molto tempo, e chi mi legge con assiduità lo sa, io porto avanti le mie idee sulla necessità di formazione a più livelli anche per chi fa il nostro mestiere. Spesso, però, mi capita ancora di sentire chi mi dice che si tratta di un perdere tempo, che si è sempre fatto così e ha sempre funzionato. Canova ha citato, tra gli altri, anche due personaggi a me molto cari: don Chisciotte e Cicerone. Il primo ‘non pensa a ciò che vede ma vede quel che pensa’. Mi sembra proprio di scorgervi una visione ormai superata del fare consulenza. I tempi sono cambiati: lo sono i clienti, i mezzi ma soprattutto i nuovi professionisti che avanzano. Che hanno una laurea in economia ma si interessano di psicologia. Che affinano soft skills e leadership. Che curano tanto la relazione quanto i portafogli. Cicerone era il re della comunicazione, innovatore ante litteram, che anche se non fisicamente presente a Roma mandava quotidianamente lettere da affiggere in pubblico per far sentire la sua presenza. E creare così non solo team con i suoi ma followership. A questo voglio unire un interessante spunto che ho letto nell’editoriale di Gasbarro. Due consigli pratici: allenarsi ed essere positivi. Nella comunicazione come nella consulenza ci vuole allenamento, quindi partica quotidiana. Restare in ufficio a rimirare il soffitto è decisamente controproducente, anche rispetto ad un appuntamento storto. Perché da questo ultimo si può comunque imparare e aggiustare il tiro per la volta successiva.

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