Mattarella, l'indecisione e i mercati: serve una nuova visione

Maria Anna Pinturo
31.1.2022
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È l'indecisione il fattore chiave che ha confermato il presidente al Quirinale e che rende impossibile vedere come si sta evolvendo oggi il mercato. Anche perché dalle parti di Washington l'indecisione è decisamente più grande
Avete mai avuto a che fare con una persona indecisa? Sì, insomma, una di quelle che dicono o fanno qualcosa suggerendo significati, poi si tirano indietro e poi di nuovo ne dicono un'altra che si collega alla precedente, al punto da portarvi a una conclusione (fa parte della natura umana interpretare, attribuire significato a tutto ciò che ci viene detto o messo davanti: non è psicologia, è normalità), salvo poi tirarsi indietro rispetto alle precedenti dichiarazioni e quasi scomparire, per poi, a distanza di tempo, ritornare sull'onda dei precedenti discorsi e ricominciare a veleggiare senza arrivare a conclusione alcuna?

In queste circostanze, mettendosi nei panni di chi subisce questi comportamenti, accade che si fa una fatica enorme non solo a capire il senso di un tale comportamento, ma anche a ipotizzare di prendere qualsiasi decisione in conseguenza di un tale agire.

Ora usciamo dall'ambito esistenziale che qui mi aiuta, e pensiamo alto. Parliamo della situazione economico-finanziaria: vi viene in mente qualcosa?

Chiarisco subito che quello che è successo nel nostro grande Paese e che per forza di cose, essendo arrivato finalmente al suo epilogo (cui preferisco non dare attributi come quelli tamburellati in queste ore - come scontato, felice, fortunato sperato...) è nella nostra recentissima memoria, non è il mio punto di riferimento. Perché, permettetemi, continuo a credere che l'indecisione, per non dire sospensione o esitazione che ha caratterizzato gli eventi succedutisi nella nostra situazione italiana, non sia stata in grado di creare un vero e proprio immobilismo nell'agire di chi vi assiste. 

Per quanto si sia tradotta in sette improbabili sessioni di votazione, e in longherrimi dibattiti senza apparente esito alcuno, era chiaro in ciascuna di queste fasi che nulla vi fosse di realmente dialettico o critico, e quindi potenzialmente foriero di una decisione diversa da quell'unica possibile assunta nelle menti di tutti, quanto piuttosto di retorico, al punto che per tutto questo tempo di attesa della fumata si è avuta l'impressione che si trattasse solo di un'inevitabile agonia (e non quindi di una indecisione vera) da tollerare, orientata alla fine solo a evitare che si tornasse indietro nel tempo (pensare di sostituire Mattarella dava questa impressione, in un contesto quale quello italiano che davvero non può e non deve tornare indietro) e non già ad aprire le porte a un cambiamento vero, a cui il Paese ora non è pronto (e non si sa quando lo sarà).

Quindi il caso italiano non ci è utile in questa sede. Perché non ha scatenato in realtà proprio nulla. Di vero e di diverso. Tradotto: tanto rumore per nulla.

Da quale parte invece viene il vero rumore, che sta caratterizzando da settimane la vera e più concreta situazione di indecisione, di sospensione, quella sì davvero assimilabile alla descrizione esistenziale da cui siamo partiti, declinabile in innumerevoli e ripetute dichiarazioni di intenti e rettifiche di scelte, assunzioni di principio e correzioni di significati, al punto da aver creato una realtà finanziaria che non si sa con certezza dove si stia dirigendo?

Qui cancelliamo Mattarella, e andiamo altrove. Dove tutto si origina, infatti, non è davvero nel nostro bellissimo Paese, ma sempre là dove batte il cuore pulsante dell'economia. C'era una volta e sempre... in America. 

Da qui viene quella indecisione che sta assumendo l'abito di una vera e propria visione di mercato, ovvero impossibilità di avere una visione di mercato

Una dichiarazione come: «L'aumento dei tassi ci sarà a breve» seguita a ridosso, con estrema disinvoltura e non per la prima volta, da un'altra che risuona martellante nella mente di chi ascolta: «Se le attuali condizioni restano invariate». «Perché», si dichiara ancora, altro elemento che rimbomba quasi fosse un accento di fermezza, un suggerimento di cambiamento, «l'economia non ha più bisogno di un forte sostegno della Fed». Salvo poi, alla maniera di chi ho provato a descrivere all'inizio, tornare a ritrattare la precedente affermazione concludendo quasi sempre così: «Perché i rischi persistenti sull'outlook non consentono di prevedere la strada che seguirà la politica monetaria».

Caspita. Ma come si fa a non comprendere come questa davvero grande indecisione non possa che avere conseguenze sul mercato finanziario e, di conseguenza e inevitabilmente, sugli investitori?

C'è davvero terreno per esclamare: se questo è un mercato!

Tuttavia, come capita nelle migliori situazioni della vita (dove si prende la decisione di non subire gli eventi), proprio quando si ha a che fare con gli indecisi, con chi non prende una direzione, una possibilità di scegliere comunque c'è. Perché non farlo significherebbe non continuare a vivere, non andare avanti. Ma l'uomo è fatto per andare avanti, per guardare oltre l'ostacolo.

E questo è possibile anche per l'investitore. Il quale, se da un lato è portato a immobilizzarsi di fronte a questa indecisione che viene da lontano, a questa grande esitazione del mercato figlia di sospensioni di politica monetaria (o almeno anche!), che fa vedere a giorni alterni grandi delusioni e nuove illusioni che la direzione sia finalmente presa, manifeste le une in inevitabili rintracciamenti di valori di Borsa e le altre in successivi rimbalzi d'occasione, dall'altro lato potrebbe alzare lo sguardo e venire fuori, finalmente, lui per primo dal suo passato. Utilizzando proprio la provocazione forte e irruente di questa esitazione persistente a imboccare una direzione certa che il mercato stenta ancora a prendere, per considerare lui per primo, sì proprio l'investitore, i nuovi fattori del mercato, anzi il nuovo fattore del mercato.

Fattore che oggi, a differenza del passato da cui l'investitore stenta a emanciparsi, non è più solo caratterizzato dalla circolazione di una moneta centralmente regolamentata, ma altresì da un'altra, che di regolamentato proprio non ha nulla. Una moneta che, proprio in questa sua assenza di regolamentazione, può e dovrebbe essere considerata in una visione del mercato che prima non c'era e che oggi potrebbe diventare la visione all'origine di possibili considerazioni a prescindere dalle decisioni delle banche centrali, anzi no, tenendo conto che queste, quando mai si definiranno, non saranno più le sole a determinare l'andamento dei mercati. 

Avere il coraggio di guardare il mercato così, con questa visione più grande che non tenga solo conto dei due fattori tradizionali, noti e condizionati dalle decisioni delle politiche monetarie - andamento delle azioni e del debito - è la possibilità di non rimanere investitori vittime dell'impasse decisionale proveniente per così dire dall'alto. E di andare a fondo della nuova veste da investitore che è sempre più necessaria. Non condizionata, libera e in una versione più "alta", capace di riconoscere tutti i fattori del mercato, anche i nuovi che nel passato non si potevano neppure immaginare.

Alla prossima!
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