Libere professioniste e previdenza: cosa fare e quando?

image
Sofia Baggi
26.10.2022
Tempo di lettura: 3'
La ricerca dell’indipendenza finanziaria è un’esigenza sempre più sentita dalle donne: ci siamo già occupati di questo tema, evidenziando come un numero crescente di donne cerchi di raggiungere un’autonomia tale da poter scegliere liberamente cosa fare nel proprio futuro, sia a livello lavorativo sia dal punto di vista delle relazioni personali.

I VANTAGGI DELLA LIBERA PROFESSIONE 

In questo senso la scelta della libera professione presenta numerosi vantaggi: alle madri consente ad esempio di potersi organizzare meglio la giornata, decidendo in totale autonomia di prendere un’ora libera per partecipare all’assemblea di classe, per il colloquio con il professore, per portare i figli a lezioni di calcio o a pianoforte, o per concedersi del tempo per sé. O ancora, nel caso in cui ci sia necessità di assistere il figlio malato il genitore libero professionista può decidere di restare a casa al suo fianco per prendersene cura per tutto il tempo necessario. 


I PERICOLI NASCOSTI 

Questa libertà rappresenta un inestimabile vantaggio, ma può diventare anche un potenziale pericolo, soprattutto in prospettiva. Scelte di questo genere sono infatti appannaggio quasi esclusivo delle donne, e quando mi trovo ad analizzare la situazione previdenziale delle clienti spesso la trovo caratterizzata da varie interruzioni contributive, più o meno prolungate che, come si può immaginare, si riflettono in un valore di pensione stimata molto basso, inferiore a quello degli uomini. 


PANDEMIA E GAP DI GENERE 

Il gap di genere nel campo previdenziale si è palesato ulteriormente con la pandemia. Sul fronte lavorativo, ancora una volta sono state le donne a pagare il prezzo più alto, perché spesso sono state costrette a mettersi in smartworking o a rinunciare al proprio lavoro perché non veniva loro offerta la flessibilità necessaria per gestire lavoro e famiglia. Nell’anno della pandemia il tasso di occupazione femminile è stato in media in Europa del 62,4% per le donne tra i 15-64 anni, a fronte del 32,2% nel Sud Italia e del 33,2% nelle isole. Ma c’è un altro fattore che spiega come mai le donne, a parità di anzianità lavorativa, percepiscano un assegno previdenziale più magro di quello degli uomini: per lo svolgimento delle stesse mansioni una donna italiana guadagna in media il 14,8% in meno all’ora rispetto a un uomo (dati Istat). Per una volta il nostro Paese non è un’eccezione: il gender pay gap è diffuso in quasi tutte le nazioni europee, ma da noi sembra ancora difficile uscirne, nonostante negli ultimi anni la sensibilità su questa tematica stia crescendo. L’ASPETTATIVA DI VITA Un aspetto da cui non si può assolutamente prescindere, quando si parla di indipendenza economica femminile anche dopo il termine della vita lavorativa, è il fatto che le donne hanno un’aspettativa di vita più alta rispetto agli uomini e, andando in pensione riscuotono l’assegno per un numero di anni maggiore, in media 5 anni.


grafico_articolo_baggisofia


Ricapitolando, le donne:

  • vanno in pensione prima rispetto agli uomini; 
  • al momento del ritiro hanno accumulato un livello inferiore di contributi, a causa dei redditi più bassi e dei frequenti stop all’attività lavorativa, più o meno desiderati; 
  • vivono più a lungo. 

CREARSI UNA PREVIDENZA INTEGRATIVA IL PRIMA POSSIBILE

 Da questi punti emerge con chiarezza la necessità che ogni donna libera professionista cominci a crearsi una propria previdenza integrativa il prima possibile. Gli strumenti e le strategie variano a seconda dei casi. Per chi è alle soglie della pensione – con meno di 10 anni al raggiungimento dell’età per la quiescenza – è probabilmente conveniente un investimento con caratteristiche di polizza, che possa, in caso di necessità, essere trasformato in rendita - vitalizia oppure certa per qualche anno e poi vitalizia – oppure essere mantenuto come investimento, o ancora offrire l’opzione di un decumulo programmato. Questo strumento è molto utile per chi ha poco tempo a disposizione, o per chi è riuscito ad accumulare un buon capitale e può destinarne una parte a questa finalità. 


FLESSIBILITÀ E DEDUCIBILITÀ 

Nel caso in cui invece manchino ancora diversi anni all’età della pensione, la soluzione migliore a mio avviso è quella del fondo pensione aperto. Le ragioni sono molteplici. Anzitutto la totale flessibilità dei versamenti: con questi prodotti è possibile decidere quando versare, quanto versare, in quale linea. Considerando l’andamento della vita lavorativa di un libero professionista, è possibile che nei primi anni le disponibilità da destinare a questo progetto siano basse, ma poi vadano a crescere con il tempo. C’è poi da considerare la deducibilità dei versamenti annui fino a 5.164 euro: in questo modo il reddito dichiarato Irpef diminuisce perché viene sottratto quanto versato al fondo pensione e le imposte da versare sono conseguentemente inferiori. Soprattutto per un libero professionista questo rappresenta un grande vantaggio fiscale. 


VANTAGGI FISCALI E NON

 Ci sono poi ulteriori agevolazioni sui contributi versati e non dedotti, ad esempio perché eccedono la soglia annuale di 5.164 euro. Queste somme saranno del tutto esenti da tassazione alla scadenza: è sufficiente comunicare al fondo quanto non dedotto entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello del versamento. Tramite il fondo c’è poi la possibilità di costruire e pianificare il progetto di investimento pensionistico, combinando più linee di investimento e modificandole nel tempo, se necessario. Ad esempio, potrebbe essere utile abbassare il livello di rischio quando si avvicina la data della pensione. Il fondo pensione è poi individuale, ossia può essere alimentato indipendentemente dal settore in cui svolgo la professione, e in più il risultato di gestione del fondo viene tassato con l’applicazione di un’imposta sostituiva sui redditi, con un’aliquota agevolata, pari al 20% e al 12,5% per la parte di rendimenti ottenuti investendo in titoli di Stato. 


PER ESSERE DAVVERO LIBERE BISOGNA ESSERE INDIPENDENTI

Il fondo pensione conviene. E conviene aprirlo il prima possibile! Perché? Per tutte le ragioni evidenziate e anche perché la tassazione della rendita pensionistica diventa ancora più favorevole. L’aliquota del 15% si riduce dello 0,3% per ogni anno di partecipazione a forme pensionistiche successivo al quindicesimo, con uno sconto massimo del 6%. Quindi chi partecipa ad una forma pensionistica per 35 anni, paga un’imposta del 9% invece che del 15%. Se vogliamo essere professioniste davvero libere cerchiamo quindi di costruirci la possibilità di essere indipendenti finanziariamente, sia adesso sia in età più avanzata.

Opinione personale dell’autore
Il presente articolo costituisce e riflette un’opinione e una valutazione personale esclusiva del suo Autore; esso non sostituisce e non si può ritenere equiparabile in alcun modo a una consulenza professionale sul tema oggetto dell'articolo.
WeWealth esercita sugli articoli presenti sul Sito un controllo esclusivamente formale; pertanto, WeWealth non garantisce in alcun modo la loro veridicità e/o accuratezza, e non potrà in alcun modo essere ritenuta responsabile delle opinioni e/o dei contenuti espressi negli articoli dagli Autori e/o delle conseguenze che potrebbero derivare dall’osservare le indicazioni ivi rappresentate.

Cosa vorresti fare?

X
I Cookies aiutano a migliorare l'esperienza sul sito.
Utilizzando il nostro sito, accetti le condizioni.
Consenti