Bitcoin, l’arrivo dell’Etf spot sarà un game changer?

Titta Ferraro
6.12.2023
Tempo di lettura: 3'
Dopo innumerevoli rinvii, il conto alla rovescia per l’approvazione negli Stati Uniti dei primi etf spot sul bitcoin appare arrivato alle battute finali. Sarà un punto di svolta per gli investimenti in crypto?

Correva l’anno 2017 quando Larry Fink, ceo di BlackRock, chiarì che non intendeva assolutamente mettersi in coda nella gara per costruire un fondo legato al bitcoin. A sei anni di distanza la stessa BlackRock, colosso da 9,1 mila miliardi di dollari di asset in gestione, si è unita alla lunga coda per l’approvazione del primo etf spot sul bitcoin. Un cambio di rotta dettato dall’aumento della popolarità degli asset digitali. "Sentiamo da clienti di tutto il mondo la necessità di criptovalute", taglia corto Larry Fink che ritiene adesso la criptovaluta pronta a rivestire il ruolo di asset rifugio per gli investitori, simile ai Treasury ed all'oro.
Nel bene o nel male il bitcoin è stato protagonista in questi anni tra rialzi prepotenti, cadute e timori che finisse nel dimenticatoio, fino ad arrivare alla repentina risalita di questo 2023, con il ritorno sopra i 40.000$ questa settimana. Una spinta importante al sentiment positivo sulla criptovaluta sta arrivando dalla sempre più concreta prospettiva di un imminente via libera da parte della SEC ai primi etf spot sul bitcoin. L’autorità di regolamentazione del mercato statunitense – che in questi anni ha più volte rigettato le richieste per la mancanza da parte degli emittenti di misure di protezione ai propri clienti in caso di manipolazioni del mercato – negli ultimi mesi ha iniziato a chiedere commenti sulle richieste di listing di Etf bitcoin, sintomo di un miglioramento nel dialogo con gli emittenti.

Tutti in coda per un sì

In coda per l’approvazione di un etf in Bitcoin fisico negli Stati Uniti ci sono giganti del calibro di BlackRock, Invesco, Franklin Templeton, Fidelity, ARK Invest e Wisdomtree. Steven Schonfield, ex ceo di Blackrock e attuale ceo di MarketVector Indexes, prevede un possibile via libera SEC entro il 10 gennaio 2024, data che coincide con la scadenza relativa alla richiesta dell’etf bitcoin di Ark Invest e 21Shares, con la possibilità un semaforo verde contemporaneo a tutte le richieste dei vari player in modo da non concedere un vantaggio competitivo a nessuno.

Va ricordato che negli Stati Uniti sono già presenti etf che si rifanno a futures sul bitcoin.



Inizio di una nuova era?

L’arrivo di etf che detengono bitcoin fisici andrebbe indubbiamente ad ampliare la liquidità del mercato delle criptovalute e rendere questo asset più appetibile agli occhi degli investitori istituzionali. Paul Brody, global blockchain maestro di EY, ritiene ci siano migliaia di miliardi di dollari di denaro istituzionale in attesa di entrare su bitcoin una volta approvato l'Etf.

AllianceBernstein, che ritiene il bitcoin un bene rifugio potenzialmente più attraente dell’oro, stima che il settore delle risorse digitali passerà dalla gestione di 50 miliardi di dollari di asset a ben 650 miliardi di dollari entro cinque anni. Una crescita che sarà guidata da consulenti, servizi di gestione patrimoniale, prodotti di private banking e una maggiore accessibilità attraverso i broker diretti.

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La società di investimenti Galaxy Digital ha stimato che l’approvazione dei primi etf spot sul bitcoin porterà afflussi su questi strumenti per ben 14,4 mila miliardi di dollari nei primi 12 mesi successivi al lancio. In aggiunta, la platea di potenziali investitori potrebbe allargarsi ulteriormente se altri mercati internazionali seguiranno l’esempio degli Stati Uniti. Senza dimenticare che si avvicina anche l’halving di bitcoin, ossia il ‘dimezzamento’ che avviene ogni quattro anni (il prossimo è ad aprile 2024) ed è solitamente un importante catalyst positivo sui prezzi.

Non mancano le voci improntate alla cautela. JP Morgan ha più volte sottolineato di attendersi sì un aumento della liquidità, ma non un forte impatto sul mercato delle crypto dall’arrivo dell’etf spot bitcoin, considerando anche il fatto che prodotti simili sono già presenti in Europa e Canada.

Articolo tratto dal n° di NOVEMBRE di We Wealth.
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