Che cosa c’entra il gender gap con l’inflazione?

Rita Annunziata
19.9.2022
Tempo di lettura: 3'
Uno studio pubblicato sul blog della Bce spiega perché le donne hanno aspettative più alte sulla crescita dell’inflazione. E perché i banchieri centrali dovrebbero tenerne conto

Le aspettative di inflazione di un consumatore medio dell’area euro dipendono dalla maggiore o minore rilevanza (nel loro percepito) delle principali categorie di spesa: cibo, salute, abbigliamento, trasporti, servizi pubblici e abitativi

Le donne tendono a porre maggiore enfasi sull’aumento percepito dei prezzi del cibo che, di base, gioca un ruolo predominante rispetto alle altre voci di spesa indipendentemente dal genere

Il gender gap sulle aspettative di inflazione sul settore food sembrerebbe tuttavia annullarsi tra i consumatori con un’età inferiore ai 34 anni e a impennare tra le donne con un’età compresa tra i 35 e i 49 anni

Le donne hanno davvero aspettative più alte sulla crescita dell’inflazione? E in che modo il gender gap può influire sulle decisioni di politica monetaria delle banche centrali? A rispondere a queste domande sono stati tre economisti della Banca centrale europea (Virginia Di Nino, Aleksandra Kolndrekaj e Aidan Meyler) che, in un approfondimento dal titolo What drives inflation expectations of women and men, hanno cercato di far luce sui fattori che possano spiegare parte di quello che viene definito il “divario di genere sull’inflazione”.


Le aspettative di inflazione di un consumatore medio dell’area euro, come dimostrano anche i risultati dell’ultima Consumer expectations survey della Bce, dipendono dalla maggiore o minore rilevanza (nel loro percepito) delle principali categorie di spesa: cibo, salute, abbigliamento, trasporti, servizi pubblici e abitativi. Quello che è emerso è che le donne tendono a porre maggiore enfasi sull’aumento percepito dei prezzi del cibo che, di base, gioca un ruolo predominante rispetto alle altre voci di spesa anche indipendentemente dal genere.


Il divario di genere sulle aspettative di inflazione sul settore food sembrerebbe tuttavia annullarsi tra i consumatori con un’età inferiore ai 34 anni e a impennare invece tra le donne con un’età compresa tra i 35 e i 49 anni. “Si stima che un aumento di un punto percentuale dell’inflazione alimentare percepita aumenterà le aspettative di inflazione a breve termine delle donne di 0,40 punti percentuali”, spiegano i tre economisti. “Al contrario, l’impatto sulle aspettative degli uomini è di 0,26 punti percentuali”.


Quando si guarda alla crescita dei prezzi attesa, gli uomini sembrerebbero essere maggiormente influenzati da settori come trasporti, abbigliamento e alloggi. Una differenza che, secondo gli economisti, potrebbe riflettere la sbilanciata distribuzione delle faccende domestiche tra donne e uomini. Se da un lato l’inflazione percepita su cibo, trasporti e alloggi non differisce particolarmente tra uomini e donne single con un’età compresa tra i 35 e i 49 anni, la divergenza tende ad acuirsi infatti nelle coppie appartenenti alla stessa fascia d’età.


In più, le donne sembrano essere più propense a riportare cifre tonde nelle loro aspettative di inflazione. Lovisa Reiche e Aidan Meyler della Banca centrale europea hanno dimostrato in una recente analisi dal titolo Making sense of consumer inflation expectations: the role of uncertainty come le donne abbiano maggiori probabilità di citare multipli di 10 o di 5 mentre gli uomini hanno maggiori probabilità di riportare singole cifre non arrotondate o cifre decimali. In generale, i più pessimisti nei confronti della crescita economica tendono a essere più incerti sulle prospettive di inflazione e a indicare cifre arrotondate e tendenzialmente più elevate.


Gender gap e inflazione: cosa cambia per le banche centrali

Ma perché tutti questi fattori possono giocare un ruolo rilevante nelle decisioni di politica monetaria delle banche centrali? “Il genere indica le nostre percezioni d’inflazione e tali percezioni influenzano i comportamenti in una miriade di modi diversi”, scrivono i tre economisti. “E questo influisce sulla vita reale, in particolare sul modo in cui ci comportiamo quando cambiano le circostanze economiche”. Le donne, osservano dalla Bce, sono meno inclini a cancellare, posticipare o ridurre i propri piani per le vacanze quando i prezzi dell’energia aumentano o meno influenzate da questi picchi quando intendono acquistare un’auto, per esempio.


Comprendere come i consumatori formano o aggiornano le loro aspettative di inflazione, spiegano dunque gli economisti, aiuterebbe i banchieri centrali a migliorare le analisi delle implicazioni macroeconomiche delle proprie decisioni di politica monetaria. E, in ultima analisi, a migliorare la loro credibilità. “Le differenze di genere sottolineano la necessità di una strategia di comunicazione differenziata”, concludono. “Di recente, l’Eurosistema ha intrapreso diverse iniziative volte a promuovere l’alfabetizzazione finanziaria in generale e la comprensione dell’inflazione in particolare. Tali iniziative, in definitiva, potrebbero anche stimolare sia le donne che gli uomini ad ampliare l’insieme di informazioni su cui si basano le loro convinzioni e azioni”.


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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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