Tassi Fed più alti più a lungo: ecco cosa cambia per azioni e bond

Matilde Sperlinga
26.9.2023
Tempo di lettura: 3'
Durante l’ultima riunione, la Federal Reserve non ha alzato i tassi, optando per una pausa che però potrebbe essere solo temporanea. Cosa aspettarsi per i prossimi mesi?

La scorsa settimana tutti i riflettori erano puntati sulla Federal Reserve che, come previsto, non ha messo mano ai tassi di interesse, rimasti al 5,5%. A calamitare maggiormente le attenzioni sono state le modifiche ai dot e il discorso di Jerome Powell, presidente della Fed. Il messaggio dato al mercato ha avuto un timbro tendente all’hawkish: un nuovo rialzo dei tassi non è da escludersi e soprattutto i tassi resteranno “higher for longer” (più alti più a lungo).


La Fed è quindi pronta a alzare nuovamente i tassi quest’anno, anche se con cautela, a patto che i dati rimangano solidi. Stando ai dots, infatti, 12 dei 19 membri del comitato si aspettano un rialzo entro la fine dell’anno. Secondo Eoin Walsh, Partner e Portfolio Manager di Vontobel Asset Management, l'aspetto più interessante è rappresentato dalle modifiche apportate ai dots per il 2024, con l'eliminazione di due dei quattro tagli previsti in precedenza e la previsione di un tasso base al 5,25% (limite superiore) alla fine del 2024. Anche i target per il 2025 e il 2026 sono stati modificati al rialzo.

Nuove proiezioni della Fed che poggiano su uno scenario macro più solido del previsto. Rispetto alle previsioni di giugno, lo staff della Fed adesso vede il Pil reale crescere con più forza, il tasso di disoccupazione decisamente più basso rispetto a quanto ipotizzato solo tre mesi prima e l’inflazione piano piano è vista avvicinarsi all’obiettivo.




“A prima vista, le previsioni non sembrano lasciare molto spazio alla possibilità di un ritardo tra la politica monetaria e i dati economici. Danno inoltre l'impressione che la politica restrittiva sia uno strumento di precisione per affrontare l'inflazione, lasciando indenne il resto dell'economia”, sostiene Walsh.


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Reazione del mercato

L’annuncio di una nuova possibile stretta monetaria da qui a fine 2023 non è passato in sordina nei mercati finanziari, che sono rimasti spiazzati. I rendimenti dei titoli di Stato statunitensi sono saliti subito dopo la dichiarazione e il rendimento del Treasury Usa a 2 anni ha raggiunto il livello più alto dal 2006, incorporando l’attesa di tassi più alti e più a lungo. Per far scendere nuovamente i rendimenti, saranno probabilmente necessari numeri economici più deboli, ricordando però che con la Fed che continua a ridurre il suo budget e con Giappone e Cina che abbassano le loro quote, i rendimenti dei Treasury mancano di supporto tecnico.

Sull’azionario a pagare dazio maggiormente post Fed è stato il comparto dei titoli tecnologici a grande capitalizzazione, che tende a essere più sensibili all’aumento dei tassi.


Ad oggi, l’economia statunitense ha dimostrato un forte resilienza di fronte ai rialzi aggressivi dei tassi, quindi lo stesso Powell non ha escluso la possibilità che il percorso effettivo dei tassi potrà allontanarsi da quello attualmente previsto dai dots.

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