Portafoglio: oltre i bond, le vie alternative della diversificazione

Valeria Panigada
13.2.2023
Tempo di lettura: 3'
Apportare maggiore diversificazione al portafoglio guardando oltre all’obbligazionario più tradizionale, per scoprire ulteriori opportunità nel private debt (ma non solo). Perché secondo gli esperti di Ver Capital il contesto attuale è il migliore da un decennio a questa parte per alcune di queste asset class

Se c’è una cosa che ha destabilizzato i portafogli nel 2022 è stata l’anomala correlazione tra azionario e obbligazionario, che ha vanificato gli sforzi di diversificazione più tradizionale. Non a caso il classico portafoglio bilanciato 60/40 (allocato cioè per il 60% in azioni e per il restante 40% in obbligazioni) ha archiviato l’anno con una perdita di circa il 20%. Un’eccezione o una nuova normalità a cui bisogna abituarsi in questo 2023? Nel complesso, molte case di gestione si aspettano che le obbligazioni tornino a svolgere il loro ruolo di diversificazione di un portafoglio azionario. Ma, visto quello che è successo nel 2022, è bene valutare ulteriori opzioni, per aumentare l’universo investibile, in modo da apportare più diversificazione e possibili upside al portfolio. Come? Ne abbiamo parlato con Antonio Montano, Davide Cingi e Alberto Gesualdi Portfolio Manager di Ver Capital SGR, per scoprire quali opportunità sfruttare oggi.


Innanzitutto, quali prospettive e consigli di investimento per l’anno da poco iniziato?

Il decennio appena trascorso è stato caratterizzato da tassi zero e sottozero che hanno schiacciato i rendimenti di tutte le attività a reddito fisso. Ciò ha sostanzialmente obbligato gli investitori a spostarsi su asset class più rischiose, in particolare l’azionario, che ha assunto un peso sempre maggiore all’interno dei portafogli. Con l’incremento dei tassi e il repricing avvenuto nel 2022, oggi l’obbligazionario risulta invece estremamente competitivo in un’ottica di relative value rispetto all’azionario, offrendo un’opportunità unica agli investitori per ribilanciare il portafoglio aumentando la quota di strumenti di debito a reddito fisso e/o variabile.

Riguardo le tematiche, invece, il 2022 ci ha mostrato la necessità dell’Europa di dover investire in fonti energetiche alternative. Gli investitori sono pronti e anche i fondi, come si può vedere dall’attenzione mostrata verso tematiche ESG. In merito, noi di Ver Capital, abbiamo lanciato un fondo che mira proprio alle infrastrutture e alle rinnovabili. Il fondo si chiama Ver Capital Sinloc Transition Energy Fund, è stato lanciato a luglio 2022 ed è articolo 9 dell’SFDR.


Quali sono i rischi e le opportunità potenziali che vedete per il 2023?

Tra i rischi principali per il 2023 vediamo a livello macro i) il conflitto tra Russia e Ucraina che potrebbe continuare e inasprirsi, ii) altre tensioni geopolitiche anche legate allo sviluppo e utilizzo di nuove tecnologie e componenti chiave e iii) sorprese sull’inflazione. Mentre tra i rischi a livello micro vediamo in primis la capacità delle aziende di poter far fronte ai maggiori costi del debito. Tra le principali opportunità, invece, vediamo i) il grande spazio lasciato dalle banche soprattutto nel mondo del private debt, ii) i rendimenti molto interessanti che si possono trovare nel mondo del fixed income, iii) la necessità di fare investimenti in infrastrutture ed efficienza energetica e iv) la ripresa della Cina che potrebbe portare a molti benefici per diverse aziende sia europee sia americane (seppur quest’ultimo fattore potrebbe portare a un’ulteriore spinta inflattiva).


Il 2023 sembra essere l’anno dell’obbligazionario o fixed income. Come Ver Capital declina questa strategia?

Ver Capital è principalmente un credit fund manager che opera quindi a 360 gradi nel mondo del credito corporate. Dopo il 2022 caratterizzato da rendimenti negativi, il 2023 dovrebbe essere un anno positivo per il mercato del credito e del fixed income e potrebbe essere anche più interessante, da un punto di vista dei rendimenti, rispetto all’equity.

Ad oggi Ver Capital è in grado di offrire ai propri investitori esposizione al mercato high yield europeo e americano tramite i propri fondi UCITS, al mercato dei prestiti sindacati europei tramite la propria piattaforma di fondi alternativi lussemburghesi, al mercato dei private debt europeo sia con fondi alternativi italiani che europei e al mercato del trade receivable e reverse factoring tramite il suo ultimo fondo lanciato a lo scorso dicembre.


Una delle paure riguardanti i leverage loans è che possa aumentare il rischio di insolvenza in vista della recessione in Europa. Cosa rispondete a questa preoccupazione?

Per quanto riguarda il mercato dei prestiti europei, gli analisti si attendono tassi di default in risalita nel corso del 2023. Tuttavia partiamo da valori ancora vicini al minimo storico, pari allo 0,57% a fine dicembre sulla base del numero di emittenti e allo 0,42% sulla base dell’ammontare complessivo delle transazioni, dati inferiori anche rispetto agli High Yield.


Considerato il contesto attuale e lo scenario futuro, conviene investire ora in high yield e leveraged loans?

Riteniamo il contesto attuale come il migliore da un decennio a questa parte per investire in high yield e leveraged loan. Nello specifico l’inflazione è in calo e non in salita come ad inizio 2022, le banche centrali stanno per terminare la fase di restrizione monetaria, gli asset hanno già scontato l’attuale contesto macro con un forte repricing nell’anno passato e gli spread/coupon risultano i più elevati da inizio 2010. Inoltre i coverage ratios delle aziende, seppure in leggero deterioramento rispetto all’anno passato, risultano in linea con la media storica e ancora a livelli rassicuranti, a testimonianza della resilienza delle società.


I Private asset entrano in portafoglio, ma ancora con qualche titubanza. Ver Capital come si muove in tal ambito, quali risposte offre?

Ver Capital è da ormai più di dieci anni attiva nel mondo delle asset class così dette private e in modo particolare nel private debt. Infatti dopo aver lanciato nel 2020 il proprio fondo VII con 300 milioni di euro in gestione, nei prossimi mesi ci potrebbe essere il lancio di un nuovo fondo di private debt. Nel contesto attuale il private debt continua ad essere interessante per due motivi principali. Innanzitutto, la possibilità di generare alpha rispetto al mercato grazie alla bassa correlazione con le altre asset class, ai maggiori rendimenti e all’hedging naturale contro l’inflazione essendo un asset class principalmente a tasso variabile. L’altra positività che vediamo nel private debt è il grande spazio lasciato dalle banche che potrebbe portare alternative player come noi a trovare spazi e opportunità interessanti nel mercato.


Ver Capital ha una esperienza di oltre 15 anni nel mondo del private debt ed è presente con Ver Capital Eltif Italia, fondo che investe principalmente sul private debt, con l’opzione di effettuare operazioni di private equity in co-investimento. Quale è il suo punto di forza e perché potrebbe essere interessante per un investitore retail?

Ver Capital Eltif Italia è un fondo Eltif-Pir compliant obbligazionario, con focus sul mercato italiano e a supporto del debito d’impresa. Il fondo si distingue dai competitor per la larga percentuale di asset liquidi componenti il portafoglio target. Ciò permette, insieme all’esperienza maturata dalla SGR nel credito corporate, di impiegare il capitale raccolto in modo rapido ed efficiente, un vantaggio competitivo molto importante per un fondo chiuso, soprattutto se destinato all’investitore retail dove non sono possibili ripetute capital call, in quanto in grado di minimizzare l’effetto J-Curve (periodo in cui il fondo non produce rendimento) e massimizzare il ritorno sull’investimento. Inoltre, tra i vantaggi fiscali del prodotto per gli investitori, è importante rimarcare l’esenzione fiscale completa sulla plusvalenza generata e sul flusso cedolare, nonché un credito d'imposta fino al 10% del capitale investito in caso di minusvalenza. Il fondo è anche completamente esente da imposte di successione.


In questo contesto quanto sarà importante guardare ai fondamentali delle aziende in cui si investe?

Ver Capital ha da sempre come filosofia di gestione l’attenzione e l’analisi dei fondamentali delle aziende in cui investe. Nel contesto attuale è ancora più importante affidarsi a un gestore che basi le proprie analisi su un analisi bottom-up e sui fondamentali delle aziende, in quanto con costi del debito in salita, selezionare le aziende con una maggiore capacità di sostenere e poter ripagare o rifinanziare il proprio debito potrebbe portare a differenze importanti da un punto di vista dei rendimenti.

Ovviamente nel 2023 e 2024 non tutte le aziende saranno in grado di sostenere maggiori costi del debito e costi di produzione più elevati. Di conseguenza se da un lato in Ver Capital cerchiamo di evitare aziende che potrebbero avere problemi, dall’altro lato, dato il possibile mercato potenziale, stiamo lavorando per lanciare un nuovo fondo, Ver Capital Special Situations Fund, che ha come l’obiettivo proprio quello di risollevare aziende che sono in un temporaneo squilibrio finanziario.


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