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Alternativi: il fondo aperto sui corporate loans che batte l'inflazione | WeWealth

Alternativi: il fondo aperto sui corporate loans che batte l'inflazione

Valeria Panigada
12.6.2023
Tempo di lettura: 3'
Il rally dei corporate loans in Europa risveglia l’interesse per questa asset class. Ver Capital Sgr propone un fondo che può rendere fino al 9% lordo annuo. Ecco vantaggi e rischi di questo investimento alternativo

Rally dei corporate loans, ovvero dei prestiti sindacati, in Europa. L'indice Morningstar European Leveraged Loan (ELLI) ha registrato nell’ultimo mese (dati al 6 giugno 2023) un guadagno giornaliero in tutte le sessioni di negoziazione, con un rendimento mensile totale dell'1,51%. Da inizio anno, l'ELLI evidenzia un rendimento di circa il 7%, ovvero la migliore performance degli ultimi dieci anni. Un rendimento che è superiore all’inflazione nell’Eurozona, pari al 6,1% a maggio secondo l’Eurostat. Davide Cingi, gestore di Ver Capital Sgr e responsabile per i corporate loan, spiega perché il contesto attuale è favorevole a questo tipo di investimento alternativo e illustra vantaggi e rischi del fondo aperto sui corporate loans europei, il Ver Capital Credit Partners VIII, che può rendere fino all’8-9% lordo annuo.


Oltre al rendimento, quali altri fattori nel contesto attuale sono a favore dei corporate loans?

Essendo un’asset class completamente a tasso variabile, i loans beneficiano notevolmente degli elevati livelli che l’Euribor ha raggiunto. Questa caratteristica, unita ad un prezzo medio di mercato che rimane ancora ampiamente sotto la pari, porta l’Yield to Maturity (YTM) atteso ad attestarsi a valori prossimi al 9%: un dato di tutto rispetto, tenendo conto della natura senior secured dell’asset class, della bassa volatilità e della notevole liquidità che la caratterizza.


Più nello specifico, parliamo del Ver Capital Credit Partners VIII, il fondo aperto sui corporate loans europei. Su quali settori si concentra? 

Tenendo conto dell’attuale incerto contesto macroeconomico, il fondo è stato costruito con un approccio difensivo, dove il primo obiettivo è la preservazione del capitale. Per ottenere ciò, ci siamo concentrati su settori anticiclici e resilienti, quali il farmaceutico, l’ospedaliero, le software house, il food e le telecomunicazioni. In tal modo riteniamo che il portafoglio selezionato possa ridurre la già bassa volatilità tipica dei corporate loans, offrendo agli investitori un apprezzamento del capitale stabile e duraturo nel tempo.


Quale è il rendimento e le prospettive di rendimento medio di questo strumento, considerando anche il possibile scenario futuro?

Quello che stiamo osservando in Europa è sì un processo di disinflazione, ma più lento delle attese. Questo comporterà probabilmente un maggiore sforzo da parte della BCE per riportare effettivamente l’inflazione al livello obiettivo del 2%, determinando quindi tassi di riferimento più alti del previsto e mantenuti a questi livelli per più tempo di quanto inizialmente stimato. In un tale contesto di politica monetaria, i primi beneficiari sarebbero i corporate loans, proprio in virtù della loro natura a tasso variabile, capace di giovare pienamente degli elevati livelli dell’Euribor che caratterizzeranno verosimilmente i prossimi 18/24 mesi. Di conseguenza ci attendiamo che, almeno lungo questo arco temporale, Ver Capital Credit Partners VIII possa generare un rendimento annuo lordo nell’ordine dell’8-9%.


Guardando invece al fronte rischi, il principale è quello di default dell’impresa emittente che non è investment grade. Come gestirlo per ridurlo al minimo?

Innanzitutto è interessante notare che, a differenza di quanto ci si attendesse, i tassi di default medi dell’asset class sono rimasti a livelli decisamente bassi, ancora oggi al di sotto dell’1%. La nostra ambizione come gestori è di portare questo valore a 0 all’interno dei nostri portafogli: per raggiungere lo scopo poniamo una fortissima attenzione all’analisi fondamentale delle singole aziende target, grazie a modelli finanziari proprietari che ci permettono di saggiare effettivamente la bontà creditizia dei borrower, anche tramite sensitivity analysis. Unendo ciò alla scelta di concentrarci su settori difensivi, rimaniamo convinti di poter centrare l’obiettivo.


A proposito di selezione degli emittenti debitori, vengono seguiti anche criteri ESG? E se sì, quali? 

Attualmente il fondo Ver Capital Credit Partners VIII si caratterizza per essere classificato come Art. 6 SFDR. Ciò significa che, in fase di selezione degli investimenti, applichiamo un rigoroso processo di esclusione settoriale, evitando totalmente di impiegare il capitale in prestiti emessi da società appartenenti a settori non ESG. Ci stiamo inoltre attrezzando per portare il fondo ad essere classificato Art. 8 SFDR.


Per quale tipo di investitore è quindi adatto questo tipo di prodotto?

Il fondo è indirizzato principalmente ad investitori istituzionali. Nello specifico, nell’ultimo periodo è stato particolarmente apprezzato dai family office che, in un’ottica di diversificazione di portafoglio, gradiscono prendere esposizione ad un’asset class in grado di garantire una bassa volatilità associata a un rendimento molto interessante e capace di battere l’inflazione, nonostante gli elevati livelli raggiunti dalla stessa negli ultimi mesi. Rileviamo anche forte interesse da parte di assicurazioni e fondi pensione. Infine, è utile sottolineare come il Ver Capital Credit Partners VIII sia uno dei pochissimi prodotti in grado di offrire alla clientela retail la possibilità di ottenere esposizione all’asset class dei corporate loans europei: chiaramente parliamo di investitori retail ben patrimonializzati, coerentemente con il taglio minimo investibile di 125.000 euro. L’orizzonte temporale di investimento minimo consigliato è di almeno 12 mesi, in modo da permettere al capitale di produrre quel rendimento stabile e costante tipico dell’asset class.


Il mercato dei corporate loans (o più in generale del private debt) può conoscere una nuova vitalità considerato anche il calo di prestiti e finanziamenti alle imprese da parte delle banche che stiamo assistendo negli Usa ma non solo?

Indubbiamente il processo di disintermediazione bancaria, cominciato in Europa dopo la crisi finanziaria del 2008, ha subito una forte accelerazione nel corso dell’ultimo lustro, ponendo al centro della scena i player appartenenti al mondo dello shadow banking. A testimonianza di ciò, lo stesso mercato dei corporate loans europei è passato da un volume di circa 150 miliardi di euro ad inizio anni ’10, al mezzo trilione di euro dei giorni nostri. L’incerto contesto macroeconomico attuale, unito alla stretta creditizia che si sta verificando, conferisce senza dubbio un ruolo cruciale ai mercati dei capitali privati nel sostenere le esigenze di finanziamento del tessuto industriale italiano ed europeo.

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