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Verso il net zero: quanto è importante per gli investitori? | WeWealth

Verso il net zero: quanto è importante per gli investitori?

Matilde Sperlinga
26.4.2023
Tempo di lettura: 3'
In vista del 2050 l’ambizione è raggiungere il net zero e anche gli investitori possono prendere parte al processo di decarbonizzazione, ma quanti si stanno già impegnando attivamente? Il Global Climate Survey di Robeco ha provato a capirlo

È impossibile leggere un outlook di breve o di lungo periodo in cui il termine sostenibilità non viene mai nominato, ma gli investitori sono veramente interessati al net-zero? Quanti di loro sono disposti a mettersi in prima linea e privilegiare investimenti sostenibili anche a scapito del proprio portafoglio? Il Global Climate Survey di Robeco ha provato a rispondere a queste e altre domande, vediamo i risultati insieme a Lucian Peppelenbos, Climate & Biodiversity Strategist del gruppo olandese.


Per limitare il surriscaldamento globale sotto i due gradi è necessario raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050, ma la maggior parte dei 300 investitori intervistati, il 35%, si dice ancora incerto sul da farsi e in dubbio sull’effetto che l’impegno speso verso il net zero avrà sul loro portafoglio. In lieve diminuzione rispetto al 2022 (25% rispetto al 27% dello scorso anno), sono quelli che invece hanno già deciso di muoversi in quella direzione e in aumento sono gli investitori che si dicono in procinto di impegnarsi verso una svolta sostenibile (23% rispetto al 18% del 2022).

Inoltre, è importante sottolineare come, a differenza delle zone del mondo prese in considerazione, i risultati cambino drasticamente: “L’Europa porta alta la bandiera, con il 37% degli investitori intervistati che si impegnano al raggiungimento del net zero, comparata alla regione Asia-Pacifico con il 20% e all’America del Nord con il 19%”, riassume Peppelenbos. E l’interesse verso la sostenibilità sembra anche dipendere dal settore su cui gli investitori decidono di puntare, con quelli legati al comparto assicurativo che sono i più attivi, come mostra il grafico qui sotto.




Decarbonizzazione in tre passi

Ridurre le emissioni è il modo più semplice e diretto per avvicinarci sempre di più al raggiungimento del net zero, tuttavia non si tratta di un movimento unico, bensì di una scala fatta di vari obiettivi, formalmente ne sono stati selezionati tre:

  1. Abbassare le emissioni generate dalle imprese
  2. Abbassare le emissioni generate dall’energia utilizzata per creare i prodotti
  3. Abbassare le emissioni generate dall’intera catena del valore durante la vita del prodotto

Per riuscire ad abbattere le emissioni è prima fondamentale che queste vengano riconosciute e se per le prime due tipologie non sembra molto complicato, con il 55% degli investitori coscienti del fatto che il loro portafoglio causi delle emissioni e il 42% in grado di calcolarne l’impronta carbonica, non si può dire lo stesso del terzo punto. La realtà è che, al momento, risultando complicato poter seguire l’intera vita di un prodotto e capirne la carbon print, molti investitori preferiscono ignorare questo dato. L’International Sustainability Standards Board, l’organismo che definisce gli standard da raggiungere a livello globale, ha però recentemente annunciato un piano secondo cui diventerà obbligatorio divulgare anche le emissioni causate nel terzo scenario, così da rendere gli investitori più coscienti del loro impatto.


L’impegno di essere sostenibili

Peppelenbos ritiene che un altro punto fondamentale da considerare sia l’engagement: quando si parla di transizione non solo è importante conoscere l’impronta carbonica di un’azienda, ma anche se è attiva e disposta a fare uno sforzo vero verso la decarbonizzazione. A oggi, secondo il report, solo il 27% degli investitori ha una visione chiara sulle politiche intraprese dalle aziende su cui decidono di puntare. Questo crea una vera e propria zona d’ombra, dove non è possibile distinguere quei gruppi che attivamente si preparano alla transizione, fattore che spesso porta gli investitori a prendere decisioni meno sostenibili nel lungo termine.


In ogni caso ha senso rimanere ottimisti. Secondo Robeco, infatti, gli investitori appaiono a conoscenza dell’importanza del cambiamento climatico e il 71% di loro lo vede come una problematica centrale, che impatta sulle loro decisioni e, secondo le stime, è una percentuale destinata a crescere fino all’85% entro due anni.


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