Cina vs Giappone, va in scena l’inversione dei ruoli

Matilde Sperlinga
17.11.2023
Tempo di lettura: 3'
Mentre la Cina è alle prese con una ripresa meno brillante del previsto, l'economia giapponese esibisce segnali di forza. Ne parla PGIM nel suo ultimo Global Risk Report

Per gran parte degli ultimi tre decenni la Cina ha goduto di un tasso di espansione ben superiore a quello dei mercati sviluppati. Di contro il Giappone è stato a lungo intrappolato in una spirale di stagnazione economica abbinata a deflazione. Adesso i ruoli sembrano invertiti. Sarà così anche nei prossimi anni?


Oggi sicuramente la Cina fatica a rimettere la propria economia in carreggiata ai ritmi a cui aveva abituato prima della pandemia COVID-19. Quest’anno doveva essere quello del riscatto con l’uscita dalle restrizioni pandemiche, ma la ripresa si sta dimostrando meno veemente del previsto. La banca centrale cinese ha provato a rispondere alle attuali difficoltà tagliando i tassi di interesse dopo che i dati hanno mostrato un calo delle esportazioni e dei prezzi al consumo prezzi al consumo durante l'estate.


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Cina: per l’economia sono tante le sfide strutturali

Il problema della Cina è che l'invecchiamento della popolazione e la carenza di risparmio stanno contribuendo a un cambiamento fondamentale nell'economia cinese con quindi prospettive di una crescita strutturale sempre più bassa. Il Fondo Monetario Internazionale stima che la crescita del Pil cinese passerà dal 5,2% previsto per il 2023 al 3,4% nel 2028. Da anni ormai il Dragone sta cercando in ogni modo di incoraggiare le nascite: dopo aver eliminato la controversa politica del figlio unico, dal 2015 sono previsti degli incentivi finanziari per le coppie con due figli e a ottobre 2022 Xi Jinping ha dichiarato pubblicamente come prioritario l’aumento dei tassi di natalità. Eppure tutte queste misure non sembra stiano funzionando, la Cina ha infatti passato il testimone all’India come il paese più popoloso del mondo e per la prima volta dal 1961 si è registrato un calo della popolazione.


“La forte spesa per nuove infrastrutture è stata un importante motore di espansione economica quando la Cina faceva gli straordinari per portare la sua economia nel XXI secolo. Ma ora, le opportunità di migliorare le infrastrutture stanno diventando scarse, come dimostra l'abbondanza di appartamenti e di strade, aeroporti e linee ferroviarie sottoutilizzate”, spiega Katharine Neiss, Deputy Head of Global Economics and Chief European Economist di PGIM Fixed Income. Considerando anche che il Dragone sarà costretto a spendere di più per il pagamento del debito, limitando quindi la sua capacità di spesa in altri settori, la speranza è quella che il governo implementi sempre più misure per aiutare la ripartenza del Paese. Un esempio di ciò, già messo in pratica, sono degli incentivi per la produzione interna di semiconduttori, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza da altri operatori.


Con tutte queste sfide di fronte, è probabile, secondo Neiss, che la Cina non sarà più un sostegno stabile e affidabile per l’economia globale come lo è stata in passato. La Banca Mondiale ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita per le economie in via di sviluppo orientali proprio a causa delle difficoltà del Dragone. Un esempio? Il forte ribasso che il settore immobiliare cinese sta affrontando, potrebbe pesare direttamente su alcune economie regionali, come quella della Mongolia, a causa di una diminuzione della domanda di materiali da costruzione.


Giappone: spiragli di luce

Mentre l’invecchiamento della popolazione è solo una tra le tante sfide sul piatto di Pechino, in Giappone la situazione è molto diversa. A settembre, per la prima volta in assoluto, più di una persona su dieci in Giappone aveva ormai 80 anni o più. Secondo i dati delle Nazioni Unite il Paese ha la popolazione più anziana del mondo, con il 29,1% dei 125 milioni di abitanti che ha almeno 65 anni, un vero record.

Una popolazione sempre più vecchia impone varie sfide e sicuramente avere una popolazione anziana non è un fattore da ignorare, ma nel 2023 il Paese del Sol Levante ha registrato una forte rinascita economica trainata dalle esportazioni, dopo lunghi anni di lotta contro la deflazione. Nel secondo trimestre la crescita ha raggiunto il 6% annualizzato, segnando il terzo trimestre consecutivo di crescita e le esportazioni sono aumentate del 3,2%, soprattutto grazie al comparto automobilistico che si è ripreso dopo un periodo di carenza di chip. In un simile contesto, anche i lavoratori sono soddisfatti, con i salari che sono cresciuti del 3,58% su base annua, l’aumento più alto da 30 anni.


Il Giappone potrebbe essere l’eccezione che conferma la regola: “La sua ripresa nel 2023, insieme a un ritorno delle tendenze inflazionistiche, potrebbe tracciare un nuovo percorso per la Bank of Japan, che ha mantenuto i tassi ultra-bassi in un contesto di incertezza sulle prospettive globali”, sottolinea l’esperta.

È forse arrivato il momento per gli investitori interessati all’Oriente di guardare verso il monte Fuji e non più alla Grande Muraglia?

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