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Imballaggi alimentari: via la plastica, sì a nuovi materiali | WeWealth

Imballaggi alimentari: via la plastica, sì a nuovi materiali

Matilde Sperlinga
14.12.2022
Tempo di lettura: 3'
Nuovi sistemi alimentari sono necessari per sfamare la popolazione mondiale, ma per migliorare la distribuzione e diminuire l’impronta di carbonio è vitale puntare su imballaggi sostenibili

Investire nel futuro significa dare il “la” a una transizione dai vecchi ai nuovi sistemi alimentari, generando un mercato che, su scala globale, frutterà ricavi annui per 1,5mila miliardi di dollari entro il 2030, secondo uno studio della Food and Land Use Coalition. Questo, tuttavia, non significa solamente interessarsi a nuove tipologie di produzione di alimenti o a un diverso sfruttamento delle risorse. Secondo Lombard Odier Investment Managers (LOIM), uno dei settori che offre maggiori possibilità è quello degli imballaggi alimentari. Vediamo perché.


Stop all’uso di plastiche monouso: ecco gli obiettivi

A tal proposito, sono due gli obiettivi ai quali le aziende produttrici di packaging dovrebbero ambire, secondo gli esperti di LOIM: cambiare i materiali e assicurare una conservazione più duratura. “Attualmente - spiega Conor Walsh, portfolio manager di LOIM – i contenitori più utilizzati sono quelli in plastica monouso, derivati da combustibili fossili, che aumentano l’impronta di carbonio e contribuiscono al dilagante problema dell’inquinamento degli oceani”. Secondo le stime dell’Unione Europea, infatti, il 70% dei rifiuti che finiscono in mare, inquinandolo e distruggendo gli habitat naturali, è costituito da plastiche monouso. Considerando che la domanda di imballaggi non diminuirà, anzi si prevede raddoppierà entro il 2040, dovrebbe essere chiara l’urgenza di riallocare il capitale a favore di modelli alternativi e sostenibili.


Normative e regole per un ambiente più pulito

Non si tratta di un discorso nuovo: le Nazioni Unite hanno già iniziato a muoversi, lavorando alla messa a punto di un accordo internazionale che contrasti l’inquinamento da plastica entro il 2024. Nel frattempo, il 14 gennaio scorso è entrata in vigore una direttiva europea che ha vietato la messa in commercio di prodotti in plastica monouso, come cannucce, bicchieri, palloncini e vaschette per il cibo. Come conseguenza, molte imprese hanno iniziato a utilizzare modelli alternativi. Ora, ad esempio, sugli scaffali del supermercato non è più così difficile trovare packaging composti da bioplastiche. “Si tratta di polimeri biodegradabili con un’impronta di carbonio inferiore rispetto alla maggior parte delle plastiche tradizionali”, spiega Walsh. Grazie alle normative mirate a scoraggiare l’uso della plastica, il mercato delle bioplastiche sta dimostrando un elevato potenziale di crescita: se nel 2021 valeva 10,2miliardi di dollari, la prospettiva è che nel 2030 ne varrà 40, secondo le stime di Bulk Chemicals.


Esempi pratici

“Si stima che circa il 17% degli imballaggi di plastica potrebbe essere sostituito da imballaggi in carta, carta rivestita o contenitori compostabili”, sottolinea Walsh. Proprio per questo alcune aziende hanno già iniziato a mettersi in gioco. La società di imballaggio statunitense Graphic Packaging, che vanta una posizione dominante nel mercato degli imballaggi in cartone per cibi e bevande, ha ad esempio sviluppato un’alternativa in fibra vegetale agli anelli di plastica e alla pellicola in cellophane. L’azienda olandese Corbon, invece, crea imballaggi in PLA, ovvero in acido poliattico, con un’impronta carbonica del 75% inferiore alle plastiche tradizionali. Cambiare i packaging non ha solo lo scopo immediato di diminuire l’uso di sostanze inquinanti, ma, se vengono utilizzati i materiali giusti, vi è anche la possibilità di rallentare il processo di ossidazione e marcescenza del cibo. Questo è lo scopo della start-up inglese Apeel, che ha sviluppato un rivestimento in fibra vegetale commestibile.

La strada è ancora lunga e gli imballaggi alimentari devono evolversi. Tuttavia, “lo sviluppo e l’adozione di packaging sostenibili hanno raggiunto un punto di svolta e investire nelle società all’avanguardia di questa transizione espone gli investitori a nuovi profit pool e a interessanti opportunità d’investimento”, conclude Walsh.

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