Mercati: attenzione ai dati, non sottovalutare il manufatturiero

Matilde Sperlinga
30.6.2023
Tempo di lettura: 3'
Dall’Europa, agli Stati Uniti, fino alla Cina. La debolezza del settore manifatturiero non deve essere ignorata, perché i suoi effetti potrebbero essere molto importanti per l’economia nel suo complesso. Legal & General Investment Management spiega perché e come interpretare al meglio questi segnali

Le dimensioni contano? Quando si risponde di no, nascono sempre dei dubbi, ma il settore manufatturiero potrebbe far cambiare idea. Sebbene questo rappresenti solo il 17% del Prodotto interno lordo (Pil) delle economie avanzate, è responsabile di circa la metà della flessione del Pil durante le recessioni, in quanto più sensibile ai movimenti del mercato. James Carrick, Global economist di Legal & General Investment Management (LGIM), spiega che quindi è fondamentale analizzare gli andamenti di questo comparto, ricordando che “non è la dimensione che conta, bensì la varianza”.




Il primo step è quindi quello di capire come sta performando il settore manufatturiero in questo momento e, se si guarda alle principali economie globali, la situazione non è rosea. Nell’Eurozona il Pmi composito a giugno si è attestato a 50,3 punti, in calo rispetto ai precedenti 52,8 punti e ben al di sotto delle aspettative che lo vedevano al 52,5; negli Stati Uniti l’indice sull’attività manifatturiera è diminuito, al contrario delle attese, attestandosi a 46,3 punti, restando quindi a un livello associato a una contrazione del settore. E anche la Cina si trova in una situazione simile, con il Pmi manufatturiero di giugno che è sceso per il terzo mese consecutivo finendo a 48,8 punti, ben lontano dai 51,4 punti attesi.

Ma come mai il settore manufatturiero sta sottoperformando? Per prima cosa si tratta di un settore che segue il ciclo del mercato, quindi in momenti di alta inflazione la richiesta crolla, proprio come sta succedendo ultimamente. È infatti fondamentale ricordare che molti beni durano a lungo, quindi un nuovo acquisto può essere rimandato, la spesa per beni costosi di lunga durata (come telefoni, elettrodomestici e automobili) è molto sensibile all’aumento dei tassi di interesse e alle restrizioni del credito, caratteristiche non ignorabili negli ultimi mesi. Senza contare che il settore manufatturiero aveva grande fiducia nella ripartenza dei consumi cinesi che, purtroppo, non si è del tutto concretizzata.


I risultati degli ultimi mesi non sono però una recente novità. L’esperto spiega che “i Pmi manifatturieri segnalano da tempo una contrazione, le indagini sui prestiti bancari indicano un indebolimento degli investimenti delle imprese e i dati concreti sugli ordini delle fabbriche tedesche non sono riusciti a riprendersi dal recente crollo”.

Un’altra possibile motivazione per il rallentamento di questo comparto si potrebbe cercare nel momento post-Covid, quando il mercato si è spostato dai beni ai servizi, ma la realtà è che la debolezza del settore manufatturiero si sta espandendo anche a quello dei servizi, in particolare a quelli che dipendono in qualche modo dal primo, come quello dei trasporti e della logistica.


LGIM non è molto ottimista per il futuro. La probabilità che le economie avanzate cadano in recessione è ancora alta, avverte, considerando anche che l’inflazione è molto ostinata. Forse la luce in fondo al tunnel è più lontana del previsto.


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