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Produttività finanziaria e obiettivi Esg: due mondi più vicini che mai | WeWealth

Produttività finanziaria e obiettivi Esg: due mondi più vicini che mai

Matilde Sperlinga
25.9.2023
Tempo di lettura: 3'
Sostenibilità e produttività (e quindi rendimento azionario), chi l’ha detto che non si può? Lazard Asset Management dimostra, con dati alla mano, che in realtà esiste un forte legame tra i criteri ESG e la produttività e performance finanziaria di una impresa. Ecco cosa è emerso dalla ricerca

Puntare a raggiungere un alto rendimento non venendo meno ai propri valori etici non è impossibile, anzi, potrebbe essere più facile del previsto, basta sapere dove cercare. Una recente ricerca di Lazard Fund Managers sembra suggerire che i cosiddetti compounders, ovvero le società che dimostrano un livello di produttività finanziaria molto alto potrebbero proprio essere la risposta che gli investitori cercano. Sì perché non si tratta solo di imprese focalizzate su rendimenti azionari positivi, ma molto spesso con una forte relazione tra produttività e rating ambientali e di governance, quindi perfettamente allineate ai criteri Esg (ambientali, sociali e di governance).


Tra produttività finanziaria e sostenibilità

Lazard ha infatti dimostrato il legame esistente tra produttività e intensità di carbonio. Per farlo ha analizzato le imprese più produttive all’interno dell’indice mondiale MSCI All Country World, considerando poi, per ognuna di queste, i dati relativi alla loro impronta di carbonio media. Come si vede dal grafico sotto, risulta che “le aziende più produttive dal punto di vista finanziario (ossia quelle che rientrano nel decile più alto di produttività finanziaria) hanno l'impronta di carbonio più bassa”, sottolineano Barnaby Wilson e Louis Florentin-Lee, Managing Director Portfolio di Lazard Asset Management.




Questa relazione sembra dipendere dai livelli di intensità di capitale: le società con alti livelli di produttività tendono ad avere una bassa intensità di capitale e, in una simile situazione il focus si può sbilanciare verso il mantenimento di profili ambientali più ‘puliti’.

Un esempio riguarda tutte i business model di tutte le imprese asset-light, che tendono ad essere adattabili a mutevoli condizioni di mercato e sono facilmente scalabili. Si tratta di imprese con costi operativi bassi e una forte attenzione all’innovazione, quindi tendono a investire molto in tecnologia, ricerca e sviluppo. “Questo – spiegano Wilson e Florentin-Lee - crea vantaggi competitivi sostenibili, che sono fondamentali per un'azienda, non solo per generare alti livelli di produttività finanziaria, ma anche per sostenerla”.


I criteri Esg non hanno però a cuore solo l’impatto ambientale, ma anche lo sviluppo di una governance sempre più inclusiva. La stessa analisi è quindi stata allargata anche in questo ambito e, proprio come nel caso dell’impronta di carbonio, è emerso che la performance finanziaria delle aziende è direttamente connessa anche alla loro posizione nella classifica MSCI sulla governance, dimostrando di avere pratiche corporate ben più solide.


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La costruzione del portafoglio

Questa ricerca dimostra chiaramente che la produttività finanziaria può rappresentare il punto di partenza per la selezione dei titoli, anche quando si vuole costruire un portafoglio sostenibile, e quindi quando il rispetto dei fattori ESG sono un obiettivo fondamentale.

Infatti, se dalla ricerca risulta chiaro che livelli alti di produttività riducono sostanzialmente le emissioni di carbonio di un portafoglio, portandolo quasi in linea con uno che investe esclusivamente in società sostenibili, non sempre è vero il contrario.




Inoltre, affidarsi completamente a un approccio sostenibile generico potrebbe essere molto limitante, in quanto spesso esclude determinati titoli solo perché presenti in settori ‘non ottimali’ e quindi, a un primo sguardo, con pratiche ambientali e di governance non adeguate. Solo una ricerca attenta e approfondita è in grado di cogliere tutte le sfumature di un’azienda, includendo anche i piani futuri e l’impegno attivo per diventare una realtà sempre più sostenibile.


La filosofia d'investimento, secondo Wilson e Florentin-Lee, si dovrebbe concentrare “sulla creazione di valore attraverso la selezione dei titoli bottom-up, valutando principalmente i singoli titoli in base al rapporto tra valutazione e produttività finanziaria”, incorporando anche l’analisi Esg nel processo di investimento e una buona gestione del rischio.

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