Macron vs Le Pen: le elezioni in Francia per gli investitori

Valeria Pasquini
21.4.2022
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Le elezioni legislative in Francia saranno determinanti tanto quanto quelle presidenziali per il futuro del paese e dell’Europa. Gli investitori dovrebbero velocemente rivolgere le loro attenzioni verso il “terzo turno” delle elezioni
In Francia, le elezioni presidenziali non hanno ancora decretato il prossimo inquilino dell'Eliseo e nemmeno gli investitori sembrano già preferire uno dei due candidati. Nonostante i sondaggi pronostichino una replica dell'esito del 2017 e la conferma dell'attuale presidente in carica, Emmanuel Macron, al secondo turno delle elezioni programmato per il 24 aprile, “questa probabilità potrebbe essere sopravvalutata”, afferma Kevin Thozet, membro del Comitato Investimenti di Carmignac. “Il divario tra i candidati è sempre più vicino al margine di errore e la storia (più o meno) recente ha evidenziato che l'affidabilità degli exit polls può essere messa in discussione”. I risultati del primo turno, tenutosi il 10 aprile, hanno visto Macron ottenere il 27,9 % dei voti, contro il 23,1% della candidata di estrema destra e rivale Marine Le Pen. Un contesto socioeconomico diverso rispetto a cinque anni fa e l'elevato livello di astensione (26,3%), tuttavia, rendono tutt'altro che certa la vittoria dell'attuale presidente, il cui programma elettorale è considerato più ortodosso sul fronte economico e politico.

Occhi puntati verso il terzo turno


Al di là del secondo turno, la vera svolta per il paese e per i mercati finanziari potrebbe essere rappresentata dal terzo turno, ovvero dalle elezioni legislative previste per il 12 e il 19 giugno. In Francia, il Primo Ministro è solitamente un esponente di un partito politico appartenente alla maggioranza dell'Assemblea Nazionale (che, con il Senato, compone il Parlamento). “Chiunque venga eletto il 24 aprile, non sarà in grado di attuare il programma politico previsto senza l'appoggio di una maggioranza in Parlamento”, commenta l'esperto. “Attualmente, sembra che il partito di Emmanuel Macron, 'La République en Marche', non sia nelle condizioni di poter contare su una solida base politica, come evidenziato dai bassi punteggi nelle scorse elezioni regionali e locali”. Macron, perciò, potrebbe ritrovarsi alle prese con un governo di coalizione, che limiterebbe il suo margine d'azione per attuare le riforme del proprio programma elettorale. Se così fosse, il debole appoggio in Parlamento potrebbe anche ostacolare la capacità d'iniziativa a livello europeo. Se, al contrario, fosse eletta Marine Le Pen come capo di Stato, “ci sarebbe una notevole probabilità che si trovi di fronte a un 'fronte repubblicano' che sarà probabilmente più unito di quanto lo sia oggi” e che la costringerà a convivere con un governo in gran parte ostile.

La risposta dei mercati


Al termine degli scrutini del 10 aprile, lo spread OAT-Bund è tornato sotto i 50 punti base, l'euro si è apprezzato dell'1% rispetto al dollaro e il CAC 40 (principale indice della Borsa di Parigi) ha sovraperformato le altre piazze europee. Gli investitori, perciò, sembravano pervasi da ciò che Thozet definisce 'una sorta di sollievo', più che da un rinnovato ottimismo.
Indipendentemente dai prossimi risultati, “c'è da aspettarsi un aumento dei tassi d'interesse francesi a medio termine”, spiega l'esperto. In ogni caso, l'orizzonte temporale e la portata di tale rialzo potrebbero variare. “L'elezione di Macron dovrebbe in un primo momento portare a un inasprimento degli spread e poi a un aumento dei tassi d'interesse francesi sostenuto dalla politica pro-crescita dell'attuale presidente e da un sentiment di mercato maggiormente ottimista”. La vittoria di Le Pen porterebbe, invece, a un aumento dei tassi, ma si potrebbe verificare anche uno shock in termini di fiducia e un aumento dei deficit, a causa di una maggiore incertezza.
Sui mercati valutari, a determinare la traiettoria a breve termine dell'euro potrebbe essere l'eventuale passo indietro rispetto alla tendenza verso un maggiore federalismo (Le Pen è stata presidente, dal 14 giugno 2015 al 19 giugno 2017, del gruppo parlamentare euroscettico Europa delle Nazioni e della Libertà).
Per quanto riguarda i mercati azionari, Thozet ricorda che generalmente le elezioni politiche non sono il principale driver dei rendimenti, che tendono piuttosto a essere guidati da fattori a livello globale (dinamica dei tassi di interesse e dell'inflazione, impatto dell'atteso stimolo cinese e calo della crescita economica, ad esempio).
“Infine, sebbene si tenda ad associare Macron al rilancio del private equity in Francia, Le Pen potrebbe anche favorire lo sviluppo di nuove start-up, dato che intende implementare la detassazione del reddito per i giovani lavoratori e l'esenzione fiscale per gli imprenditori sotto i 30 anni”, conclude l'esperto.

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