Carmignac: ecco la strategia per gli ultimi tre mesi del 2023

Antonio Murtas
19.10.2023
Tempo di lettura: 3'
Nell’ultima Lettre del 2023, Édouard Carmignac commenta le aspettative per il prossimo futuro, soffermandosi sul ruolo delle banche centrali e sulle opportunità che il clima di attesa della recessione porta con sé

Ultimo trimestre dell’anno, ultima lettera di Edouard Carmignac ai suoi investitori, ma ancora nessuna recessione all’orizzonte che, come ipotizzato dallo stesso patron della casa di gestione parigina nella scorsa Lettre, potrebbe continuare a farsi attendere come il Godot di Samuel Beckett. Pur non sapendo quando essa arriverà, è tuttavia importante concentrarsi sui segnali che il mercato invia e posizionarsi per cogliere le opportunità che questo clima di attesa offre. Vediamo come.

Le prospettive economiche

Nonostante la recessione fosse attesa per inizio anno essa non si è ancora presentata, sebbene i segnali di indebolimento della crescita economica globale vadano sempre più delineandosi. “A fronte di un aumento significativo dei tassi di interesse, la resilienza dell’attività economica, sia in Europa che negli Stati Uniti, è riconducibile ai massicci aiuti finanziari senza precedenti volti a compensare le famiglie e le imprese per la perdita di reddito innescata dalla minaccia del Covid. A tre anni dallo scoppio della crisi sanitaria, il mancato ritorno al rigore di bilancio ha continuato ad accrescere i disavanzi pubblici, sostenendo allo stesso tempo le nostre economie”.

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A ciò si deve aggiungere la scarsa efficacia delle politiche monetarie restrittive implementate dalle banche centrali del blocco atlantico, soprattutto per quanto concerne il mercato del lavoro, che si è mostrato resiliente grazie agli aumenti dei salari e dai tassi di disoccupazione contenuti. Altro discorso è quello relativo agli effetti che le decisioni delle banche centrali esercitano sulla capacità dei policy makers di sostenere le politiche di ingenti sussidi e di debito a tassi di interesse contenuti.

I risparmi delle famiglie continuano a essere attratti dalle prospettive di valorizzazione offerte dai mercati azionari - spiega Carmignac - mentre i principali finanziatori tradizionali, la Cina e il Giappone, si stanno gradualmente allontanando dalle obbligazioni statunitensi ed europee. Il brusco aumento dei tassi di interesse a lungo termine nel corso del trimestre (da 3,80% a 4,80% per i titoli governativi statunitensi a 10 anni, e da 2,40% a 2,90% per il Bund tedesco) offre a molti investitori la speranza di una stabilizzazione, o addirittura di un calo”. Ma il gestore francese mantiene delle riserve su questo punto, dal momento che a fronte di una domanda di finanziamenti pubblici difficilmente comprimibile vi è una disponibilità di risorse limitata, che continuerà a rivelarsi insufficiente fintanto che i mercati globali continueranno a rappresentare un’alternativa d'investimento seducente.

Le opportunità di mercato

Per quanto concerne il mercato obbligazionario, secondo Carmignac le banche centrali vorranno evitare di compromettere ulteriormente il finanziamento della spesa pubblica. “Inoltre, e contrariamente al consensus prevalente fino ad oggi, riteniamo improbabile che i tassi a breve termine negli Stati Uniti e in Europa possano continuare ad aumentare. In queste condizioni, la lotta all'inflazione diventerà meno prioritaria, il che lascia sperare in un forte calo dei tassi reali sulle scadenze a breve termine (inferiori ai 5 anni). L’andamento dei tassi a lungo termine resterà incerto e anche problematico per i governi eccessivamente indulgenti. Il sostegno all'attività economica offerto dalla prospettiva di tassi reali contenuti a breve termine sosterrà i mercati del credito”. Per quanto riguarda i titoli azionari, il loro valore dipenderà dal fatto che essi continuino o meno ad essere sostenuto dall'affievolirsi del rischio recessione. “Le loro valutazioni – osserva infatti il gestore francese - risentiranno dei tassi nominali elevati e del rallentamento provocato dall’inevitabile contrazione dei disavanzi pubblici. Oggi più che mai vanno privilegiate le aziende poco indebitate e che presentano buona visibilità”.

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