Carmignac: nel 2024 la resilienza non fermerà più la recessione

Antonio Murtas
6.12.2023
Tempo di lettura: 3'
Fine della resilienza e arrivo della recessione, il ritorno di politiche populiste e crollo e lo spettro di una potenziale crisi dell’economia cinese. Questi i grandi temi macroeconomici che secondo gli esperti di Carmignac influenzeranno maggiormente le scelte degli investitori del 2024

Col volgere al termine dell’anno la casa di gestione fondata da Edouard Carmignac condivide con i suoi investitori le previsioni macroeconomiche per il 2024. Secondo Raphael Gallardo, Chief Economist di Carmignac, sono diversi i fattori che metteranno la parola fine alla resilienza dell’economia americana e che contribuiranno all’arrivo della tanto attesa recessione. Vediamoli insieme.

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Senza stimoli esogeni la resilienza perderà forza

Grazie ad un’inaspettata resilienza le economie dei peasi del Primo mondo hanno incassato bene i colpi portati dal forte aumento dei tassi reali iniziato nel 2022. Tuttavia le analisi della casa di gestione parigina Carmignac non concordano sulla narrativa di tassi più alti, più a lungo.“Piuttosto, la propagazione dello shock dei tassi alle economie è stata rallentata da fattori transitori - spiega Gallardo - destinati a esaurirsi nel corso del 2024. Un lento rallentamento economico dovrebbe quindi proseguire nella prima metà del 2024, a cui farà seguito una recessione nel secondo semestre guidata dagli Stati Uniti”.

Su entrambe le sponde dell’Atlantico la recessione è principalmente causata dalla contrazione dei margini di profitto, come dimostrano sia l’incremento delle perdite di posti di lavoro a tempo indeterminato, che i casi di default di aziende e famiglie. Tuttavia, la dinamica recessiva è stata sinora ostacolata da fattori esogeni. “A livello di aziende - osserva Gallardo - i margini sono stati salvaguardati dall’eccesso di liquidità e dalla ripresa dell’immigrazione, che offre una riserva di forza lavoro. A livello di famiglie, i tassi di risparmio sono mantenuti bassi in modo artificioso dall’eccesso di liquidità e dagli effetti ricchezza derivanti da valutazioni degli asset distorte dal quantitative easing. Tutti i mercati finanziari sono tanto più inconsapevoli del rischio ciclico sottostante in quanto il re-indebitamento post-Covid si è registrato “senza vie di mezzo”, tra debito pubblico e canali poco trasparenti del debito privato”. Tale suddivisione ha aumentato la resilienza nella fase iniziale del rallentamento, ma ostacolerà la flessibilità delle politiche e i risanamenti dei bilanci dopo che la recessione si sarà manifestata.

Lo spettro degli effetti di nuove politiche populiste

Secondo Gallardo, l’aumento dell’immigrazione e la contrazione dei premi per il rischio finanziario hanno finora contribuito al rallentamento dell’economia statunitense senza che ciò comportasse particolari pregiudizi. Ma nel nuovo anno questi stessi fattori contribuiranno al crescente costo delle case, alla disuguaglianza in termini di ricchezza e al rafforzarsi di politiche identitarie. “Questi sono tutti elementi che dovrebbero giocare a favore delle idee populiste nell’attuale contesto elettorale come già dimostrato, ad esempio, dalle uscite di Trump, Wilders. Ciò accelererà l’adozione di politiche inflazionistiche in risposta alla recessione che si sta delineand, in particolare grandi agevolazioni fiscali, misure protezionistiche e chiusura delle frontiere", osserva lo Chief Economist di Carmignac.

Al di là della Grande Muraglia

L’outlook della casa di gestione parigina si chiude soffermandosi sulle prospettive dell’economia cinese per il 2024. Oltre la Grande Muraglia, il persistere della crisi immobiliare continuerà a tenere sul chi va là gli investitori nazionali ed esteri. “L’ultimo pacchetto di stimoli e la distensione geopolitica con gli Stati Uniti dovrebbero bastare a stabilizzare la crescita a circa il 4% nella prima metà del 2024”, osserva Gallardo. “Il recupero dell’accelerazione nel secondo semestre del 2024 richiede che la leadership abbandoni il proprio approccio gradualista a favore di una strategia in grado di fare la differenza su più fronti. In primo luogo la ristrutturazione di tutti i debiti legati all’edilizia residenziale (compresi quelli delle amministrazioni locali e dei LGFV1), in secondo luogo la nazionalizzazione delle perdite e, infine, la ricapitalizzazione delle banche e pacchetti di stimoli per i consumi”. Tuttavia, conclude l’esperto di Carmignac, un tale “salto di qualità” delle politiche resta vago per motivi politici.

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