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Obbligazionario emergenti, ecco perché essere ottimisti | WeWealth

Obbligazionario emergenti, ecco perché essere ottimisti

Matilde Sperlinga
28.9.2022
Tempo di lettura: 3'
Il reddito fisso dei Paesi emergenti ha delle potenzialità da sfruttare in ottica di medio-lungo termine. Gli esperti di Capital Group illustrano i fattori favorevoli di questo comparto in un contesto che rimane sfidante per gli investitori

Ritrovare l’equilibrio in un clima di incertezza e volatilità non è mai stato così difficile, anche per l’obbligazionario. A fronte dell’aumento dell’inflazione, arrivata al 9,1% nell’Eurozona ad agosto e all’8,3% negli Stati Uniti nello stesso periodo, e del rallentamento della crescita globale, che il Fondo monetario internazionale ha rivisto al ribasso al 3,2%, secondo gli esperti di Capital Group si potrebbe delineare un periodo di stagflazione globale. Tuttavia, il peggio per il mercato dei bond potrebbe essere alle spalle, soprattutto per alcune classi di reddito fisso. Nonostante l’attuale contesto, Mike Gitlin, membro del Capital Group Management Committee, ritiene che “gli investitori potrebbero beneficiare delle loro partecipazioni obbligazionarie nelle varie classi di reddito fisso, compresi i mercati emergenti”, ritrovando così un nuovo equilibrio. Purché si mantenga una visione a lungo termine.


L’universo del debito dei mercati emergenti si è ampliato e approfondito in modo significativo negli ultimi decenni, diventando anche interessante per una base di investitori sempre più ampia. E secondo Gitlin, alcuni fattori peculiari potrebbero spingere gli investitori a rimanere ottimisti in merito al futuro delle obbligazioni di questi paesi.


Innanzitutto, le banche centrali degli emergenti si sono mosse in anticipo nell’inasprimento delle politiche monetarie, rispetto a quelle dei paesi sviluppati. In Brasile, ad esempio, la Banca centrale ha iniziato ad affrontare l’inflazione molto prima della Federal Reserve, alzando i tassi d’interesse dal 2% del marzo 2021 al 10,25% a settembre dello stesso anno fino a un picco di oltre il 12%. Ma in questi ultimi due mesi l’istituto carioca sta allentando la stretta monetaria e i tassi sono infatti scesi all’8,7%.

Nei paesi emergenti, inoltre, l’aumento dell’inflazione è stato generalmente più modesto rispetto ai mercati sviluppati. Quindi, “rialzi dei tassi più aggressivi e un’inflazione più contenuta – caratterizzanti proprio dei paesi emergenti – sono indici di un buon valore della duration di questi mercati”, spiega Gitlin.


Un altro aspetto interessante che mette in luce le potenzialità dei mercati emergenti è il debito emergente in valuta locale, che rappresenta il segmento dell’asset class con crescita più rapida. Ad oggi, secondo gli esperti di Capital Group, vengono predilette le obbligazioni in valuta locale. Questo è vero anche perché “le valute dei mercati emergenti restano sottovalutate, ma la selettività rimane fondamentale soprattutto nella valutazione delle valute dei paesi esportatori di materie prime”. Anche perché i prezzi delle materie prime godono ora di un forte impulso strutturale, dal momento che la carenza di offerta ancora non si è attenuata.

Sicuro è che nel prossimo futuro nei mercati rimarrà un forte livello di incertezza e instabilità, il contesto di investimento sarà arduo per gli investitori a livello globale. Tuttavia, “i gestori attivi con solide capacità di ricerca continueranno ad avere l’opportunità di affrontare questi difficoltà e – sottolinea Gitlin – l’allocazione agli asset a reddito fisso rimarrà cruciale, come sempre”.

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